Area Archeologica di Scerì:
una Magia Inaspettata 

Area Archeologica di Scerì: una Magia Inaspettata 

Area Archeologica di Scerì: una Magia Inaspettata 

Dal Neolitico all’Età Nuragica un racconto
che dura millenni

Tra le colline che dal piccolo centro di Ilbono si distendono lentamente verso la costa dell’Ogliastra, ci si imbatte in un luogo dalla bellezza inaspettata. Parliamo dell’Area archeologica di Scerì. Sito unico per fascino e interesse storico, conserva, come uno scrigno mai aperto, testimonianze che risalgono a oltre 6000 anni fa. La quiete del luogo, riparato e protetto dal verde intenso degli ulivi, assume un’atmosfera quasi fiabesca per via di maestose formazioni granitiche dai profili più bizzarri. Scerì è senza ombra di dubbio uno dei siti archeologici più belli della Sardegna orientale. Scoprire questo complesso significa compiere un vero e proprio viaggio nel tempo, che dal Neolitico giunge sino all’età del Bronzo, respirando un silenzio magico, quello di un luogo che ha tanto da raccontare. 

Dal Neolitico all’Età Nuragica un racconto che dura millenni

Tra le colline che dal piccolo centro di Ilbono si distendono lentamente verso la costa dell’Ogliastra, ci si imbatte in un luogo dalla bellezza inaspettata. Parliamo dell’Area archeologica di Scerì. Sito unico per fascino e interesse storico, conserva, come uno scrigno mai aperto, testimonianze che risalgono a oltre 6000 anni fa. La quiete del luogo, riparato e protetto dal verde intenso degli ulivi, assume un’atmosfera quasi fiabesca per via di maestose formazioni granitiche dai profili più bizzarri. Scerì è senza ombra di dubbio uno dei siti archeologici più belli della Sardegna orientale. Scoprire questo complesso significa compiere un vero e proprio viaggio nel tempo, che dal Neolitico giunge sino all’età del Bronzo, respirando un silenzio magico, quello di un luogo che ha tanto da raccontare. 

Dal Neolitico all’Età Nuragica un racconto che dura millenni

Tra le colline che dal piccolo centro di Ilbono si distendono lentamente verso la costa dell’Ogliastra, ci si imbatte in un luogo dalla bellezza inaspettata. Parliamo dell’Area archeologica di Scerì. Sito unico per fascino e interesse storico, conserva, come uno scrigno mai aperto, testimonianze che risalgono a oltre 6000 anni fa. La quiete del luogo, riparato e protetto dal verde intenso degli ulivi, assume un’atmosfera quasi fiabesca per via di maestose formazioni granitiche dai profili più bizzarri. Scerì è senza ombra di dubbio uno dei siti archeologici più belli della Sardegna orientale. Scoprire questo complesso significa compiere un vero e proprio viaggio nel tempo, che dal Neolitico giunge sino all’età del Bronzo, respirando un silenzio magico, quello di un luogo che ha tanto da raccontare. 

Biglietti

Visite guidate: intero € 5 ridotto € 4
Over 70: gratis
Gift Card: personalizzabile

Orari

Visite guidate: dalle 9.00 alle variabile Chiuso: lunedì (inoltre, 25/26 Dic – 01 Gen – Pasqua – 01 Nov)

Biglietti

Visite guidate: intero € 5 ridotto € 4
Over 70: gratis
Gift Card: personalizzabile

Orari

Visite guidate: dalle 9.00 alle variabile
Chiuso: lunedì
(inoltre, 25/26 Dic – 01 Gen – Pasqua – 01 Nov)

Biglietti

Visite guidate: intero € 5 ridotto € 4
Over 70: gratis
Gift Card: personalizzabile

Orari

Visite guidate: dalle 9.00 alle variabile
Chiuso: lunedì
(inoltre, 25/26 Dic – 01 Gen – Pasqua – 01 Nov)

Area Archeologica di Scerì

Area Archeologica di Scerì

Area Archeologica di Scerì

particolare nuraghe scerì ilbono - ogliastra - nuragic experience

Il nome Scerì, dal suono così particolare e melodioso, è probabilmente una parola della lingua paleosarda, idioma parlato dai sardi antichi prima dell’arrivo del latino, avvenuto circa duemila anni fa. Purtroppo però non conosciamo il significato di questo termine. L’area archeologica si estende per poco meno di un ettaro ed è attorniata da una folta vegetazione, tipica della macchia mediterranea, da maestose rocce naturali di granito, ma soprattutto da alcuni monumenti archeologici che rendono l’atmosfera quasi fiabesca.

La passeggiata attraverso il complesso inizia con la visita di due domus de janas. Entrambe di piccole dimensioni, sono scavate nel granito e disposte una a fianco dell’altra. Si tratta di tombe risalenti ad oltre 6000 anni fa durante il periodo Neolitico. Questre tombe venivano ricavate da cavità naturali, chiamate tafoni, che caratterizzano le formazioni rocciose di cui l’area archeologica di Scerì è ricca. 

Il nome Scerì, dal suono così particolare e melodioso, è probabilmente una parola della lingua paleosarda, idioma parlato dai sardi antichi prima dell’arrivo del latino, avvenuto circa duemila anni fa. Purtroppo però non conosciamo il significato di questo termine. L’area archeologica si estende per poco meno di un ettaro ed è attorniata da una folta vegetazione, tipica della macchia mediterranea, da maestose rocce naturali di granito, ma soprattutto da alcuni monumenti archeologici che rendono l’atmosfera quasi fiabesca.

La passeggiata attraverso il complesso inizia con la visita di due domus de janas. Entrambe di piccole dimensioni, sono scavate nel granito e disposte una a fianco dell’altra. Si tratta di tombe risalenti ad oltre 6000 anni fa durante il periodo Neolitico. Questre tombe venivano ricavate da cavità naturali, chiamate tafoni, che caratterizzano le formazioni rocciose di cui l’area archeologica di Scerì è ricca. 

Particolare Nuraghe di Scerì - Area archeologica Scerì - Ilbono - Ogliastra

Il nome Scerì, dal suono così particolare e melodioso, è probabilmente una parola della lingua paleosarda, idioma parlato dai sardi antichi prima dell’arrivo del latino, avvenuto circa duemila anni fa. Purtroppo però non conosciamo il significato di questo termine. L’area archeologica si estende per poco meno di un ettaro ed è attorniata da una folta vegetazione, tipica della macchia mediterranea, da maestose rocce naturali di granito, ma soprattutto da alcuni monumenti archeologici che rendono l’atmosfera quasi fiabesca.

La passeggiata attraverso il complesso inizia con la visita di due domus de janas. Entrambe di piccole dimensioni, sono scavate nel granito e disposte una a fianco dell’altra. Si tratta di tombe risalenti ad oltre 6000 anni fa durante il periodo Neolitico. Questre tombe venivano ricavate da cavità naturali, chiamate tafoni, che caratterizzano le formazioni rocciose di cui l’area archeologica di Scerì è ricca. 

particolare nuraghe scerì - area archeologica di scerì - ilbono - ogliastra - nuragic experience

Durante il Neolitico esistevano nell’Isola delle società perlopiù egualitarie dove tutta la comunità veniva deposta in un’unica necropoli, senza distinzione di età, sesso o ceto sociale. Ipotizziamo che anche a Scerì avvenisse lo stesso per gli abitanti dei villaggi vicini.

Dai livelli neolitici emergono pezzi di ceramica caratteristici della Cultura di San Michele di Ozieri, frammenti microlitici di ossidiana e la parte superiore, che risulta essere il capo, di un idolo in osso rappresentante la Dea Madre. L’uso del sito dal Neolitico è confermato anche dalla presenza nella zona di massi decorati con incisioni di cerchi concentrici caratteristica comune a numerosi altri siti della Sardegna. 

particolare nuraghe scerì ilbono - ogliastra - nuragic experience

Durante il Neolitico esistevano nell’Isola delle società perlopiù egualitarie dove tutta la comunità veniva deposta in un’unica necropoli, senza distinzione di età, sesso o ceto sociale. Ipotizziamo che anche a Scerì avvenisse lo stesso per gli abitanti dei villaggi vicini.

Dai livelli neolitici emergono pezzi di ceramica caratteristici della Cultura di San Michele di Ozieri, frammenti microlitici di ossidiana e la parte superiore, che risulta essere il capo, di un idolo in osso rappresentante la Dea Madre. L’uso del sito dal Neolitico è confermato anche dalla presenza nella zona di massi decorati con incisioni di cerchi concentrici caratteristica comune a numerosi altri siti della Sardegna. 

Particolare Nuraghe di Scerì - Area archeologica Scerì - Ilbono - Ogliastra

Durante il Neolitico esistevano nell’Isola delle società perlopiù egualitarie dove tutta la comunità veniva deposta in un’unica necropoli, senza distinzione di età, sesso o ceto sociale. Ipotizziamo che anche a Scerì avvenisse lo stesso per gli abitanti dei villaggi vicini.

Dai livelli neolitici emergono pezzi di ceramica caratteristici della Cultura di San Michele di Ozieri, frammenti microlitici di ossidiana e la parte superiore, che risulta essere il capo, di un idolo in osso rappresentante la Dea Madre. L’uso del sito dal Neolitico è confermato anche dalla presenza nella zona di massi decorati con incisioni di cerchi concentrici caratteristica comune a numerosi altri siti della Sardegna. 

particolare nuraghe scerì - area archeologica di scerì - ilbono - ogliastra - nuragic experience

A breve distanza dalle domus de janas, potrete ammirare una grande capanna risalente alla prima fase dell’età nuragica e più precisamente all’età del Bronzo medio (1600 a.C.). La sua base è realizzata con muri circolari di pietra granitica alti oltre 1 metro. Dobbiamo però immaginare che in origine, questa struttura avesse anche un tetto di legno dalla forma conica, rivestito con rami e foglie d’albero. Al suo interno, adiacente al muro, è presente una grande pietra concava.

Si tratta di una macina che veniva utilizzata per frantumare i cereali e ricavare così della farina dalla quale si realizzava il pane. Dirigendosi verso la parte più alta del parco, durante il percorso, potrete vedere numerose altre capanne di pietra, lontane testimoni di un vasto villaggio che un tempo attorniava il nuraghe. Qui, oltre tremila anni fa avremmo di certo visto donne e uomini lavorare al telaio, conciare le pelli, macinare il grano e tanti bambini intenti a giocare fuori dalle proprie case. Giunti sulla sommità di questo colle, vedrete di fronte a voi una torre di pietra. Si tratta del Nuraghe Scerì.

Questo magnifico monumento, realizzato quasi quattromila anni fa, è di tipo complesso e si compone di una torre principale e tre torri laterali che sono unite l’una all’altra da un muro più o meno rettilineo. Una delle sue funzioni, a giudicare dall’ampia visuale che si può ammirare da esso, era quella di controllare il territorio circostante e difendere le sue importanti risorse anche tramite il contatto visivo con gli altri nuraghi dell’area. Accedendo attraverso un corridoio alla camera principale è possibile ammirare la tecnica costruttiva rappresentata da muri che, come anelli sovrapposti, si riducono man mano che si sale e che in origine si chiudevano completamente con un’unica pietra dando così vita ad una cupola che chiameremo tholos. In origine sopra questa camera ve ne erano altre due, più piccole. 

A breve distanza dalle domus de janas, potrete ammirare una grande capanna risalente alla prima fase dell’età nuragica e più precisamente all’età del Bronzo medio (1600 a.C.). La sua base è realizzata con muri circolari di pietra granitica alti oltre 1 metro. Dobbiamo però immaginare che in origine, questa struttura avesse anche un tetto di legno dalla forma conica, rivestito con rami e foglie d’albero. Al suo interno, adiacente al muro, è presente una grande pietra concava.

Si tratta di una macina che veniva utilizzata per frantumare i cereali e ricavare così della farina dalla quale si realizzava il pane. Dirigendosi verso la parte più alta del parco, durante il percorso, potrete vedere numerose altre capanne di pietra, lontane testimoni di un vasto villaggio che un tempo attorniava il nuraghe. Qui, oltre tremila anni fa avremmo di certo visto donne e uomini lavorare al telaio, conciare le pelli, macinare il grano e tanti bambini intenti a giocare fuori dalle proprie case. Giunti sulla sommità di questo colle, vedrete di fronte a voi una torre di pietra. Si tratta del Nuraghe Scerì.

Questo magnifico monumento, realizzato quasi quattromila anni fa, è di tipo complesso e si compone di una torre principale e tre torri laterali che sono unite l’una all’altra da un muro più o meno rettilineo. Una delle sue funzioni, a giudicare dall’ampia visuale che si può ammirare da esso, era quella di controllare il territorio circostante e difendere le sue importanti risorse anche tramite il contatto visivo con gli altri nuraghi dell’area. Accedendo attraverso un corridoio alla camera principale è possibile ammirare la tecnica costruttiva rappresentata da muri che, come anelli sovrapposti, si riducono man mano che si sale e che in origine si chiudevano completamente con un’unica pietra dando così vita ad una cupola che chiameremo tholos. In origine sopra questa camera ve ne erano altre due, più piccole. 

Riproduzione Capanna Nuragica - Area Archeologica di Scerì - Ilbono

A breve distanza dalle domus de janas, potrete ammirare una grande capanna risalente alla prima fase dell’età nuragica e più precisamente all’età del Bronzo medio (1600 a.C.). La sua base è realizzata con muri circolari di pietra granitica alti oltre 1 metro. Dobbiamo però immaginare che in origine, questa struttura avesse anche un tetto di legno dalla forma conica, rivestito con rami e foglie d’albero. Al suo interno, adiacente al muro, è presente una grande pietra concava.

Si tratta di una macina che veniva utilizzata per frantumare i cereali e ricavare così della farina dalla quale si realizzava il pane. Dirigendosi verso la parte più alta del parco, durante il percorso, potrete vedere numerose altre capanne di pietra, lontane testimoni di un vasto villaggio che un tempo attorniava il nuraghe. Qui, oltre tremila anni fa avremmo di certo visto donne e uomini lavorare al telaio, conciare le pelli, macinare il grano e tanti bambini intenti a giocare fuori dalle proprie case. Giunti sulla sommità di questo colle, vedrete di fronte a voi una torre di pietra. Si tratta del Nuraghe Scerì.

Questo magnifico monumento, realizzato quasi quattromila anni fa, è di tipo complesso e si compone di una torre principale e tre torri laterali che sono unite l’una all’altra da un muro più o meno rettilineo. Una delle sue funzioni, a giudicare dall’ampia visuale che si può ammirare da esso, era quella di controllare il territorio circostante e difendere le sue importanti risorse anche tramite il contatto visivo con gli altri nuraghi dell’area. Accedendo attraverso un corridoio alla camera principale è possibile ammirare la tecnica costruttiva rappresentata da muri che, come anelli sovrapposti, si riducono man mano che si sale e che in origine si chiudevano completamente con un’unica pietra dando così vita ad una cupola che chiameremo tholos. In origine sopra questa camera ve ne erano altre due, più piccole. 

capanna nuragica - area archeologica di scerì - ilbono - ogliastra - nuragic experience
Nuraghe Scerì - Area Archeologica Scerì - Ilbono - Ogliastra

Domus de Janas: le sepulture preistoriche della Sardegna

Domus de Janas: le sepulture preistoriche della Sardegna

Domus de Janas: le sepulture preistoriche della Sardegna

Sul finire del V millennio a.C., in Sardegna nasce e si sviluppa la cultura di “San Michele di Ozieri”. Questo periodo si caratterizza per la nascita di numerosi villaggi costituiti da capanne, o monumenti unici come l’altare di Monte d’Accoddi a Sassari, ma l’elemento più emblematico è dato dalla realizzazione delle “domus de janas”.

Se ne contano oggi più di 3.500 e sono collocate in tutta la Sardegna, dal nord al sud dell’Isola con concentrazioni molto alte nel sud ovest e nel nord ovest dell’isola. Secondo la cultura popolare erano abitazioni frequentate da esseri fantastici come le janas (streghe o fate) che al loro interno tessevano tessuti d’oro. In realtà si tratta di tombe scavate nella roccia ove venivano deposti i defunti in posizione fetale accompagnati spesso da un corredo funebre costituito da statuine di dee madri e oggetti che li avevano caratterizzati in vita. 

Domus de Janas - Area archeologica di Scerì- Ilbono

Sul finire del V millennio a.C., in Sardegna nasce e si sviluppa la cultura di “San Michele di Ozieri”. Questo periodo si caratterizza per la nascita di numerosi villaggi costituiti da capanne, o monumenti unici come l’altare di Monte d’Accoddi a Sassari, ma l’elemento più emblematico è dato dalla realizzazione delle “domus de janas”.

Se ne contano oggi più di 3.500 e sono collocate in tutta la Sardegna, dal nord al sud dell’Isola con concentrazioni molto alte nel sud ovest e nel nord ovest dell’isola. Secondo la cultura popolare erano abitazioni frequentate da esseri fantastici come le janas (streghe o fate) che al loro interno tessevano tessuti d’oro. In realtà si tratta di tombe scavate nella roccia ove venivano deposti i defunti in posizione fetale accompagnati spesso da un corredo funebre costituito da statuine di dee madri e oggetti che li avevano caratterizzati in vita. 

domus de janas - area archeologica di scerì - ilbono - ogliastra - nuragic experience

Sul finire del V millennio a.C., in Sardegna nasce e si sviluppa la cultura di “San Michele di Ozieri”. Questo periodo si caratterizza per la nascita di numerosi villaggi costituiti da capanne, o monumenti unici come l’altare di Monte d’Accoddi a Sassari, ma l’elemento più emblematico è dato dalla realizzazione delle “domus de janas”.

Se ne contano oggi più di 3.500 e sono collocate in tutta la Sardegna, dal nord al sud dell’Isola con concentrazioni molto alte nel sud ovest e nel nord ovest dell’isola. Secondo la cultura popolare erano abitazioni frequentate da esseri fantastici come le janas (streghe o fate) che al loro interno tessevano tessuti d’oro. In realtà si tratta di tombe scavate nella roccia ove venivano deposti i defunti in posizione fetale accompagnati spesso da un corredo funebre costituito da statuine di dee madri e oggetti che li avevano caratterizzati in vita. 

La nuda parete rocciosa veniva scolpita e scavata con l’uso esclusivo di picconi di pietra, poiché i metalli non avevano ancora fatto la loro comparsa. Al loro interno le tombe si presentavano spesso decorate con ocra rossa e gialla e altri pigmenti naturali. Esempi spettacolari di tombe decorate sono quelli di Sa Pala Larga a Bonorva e Mandra Antine a Thiesi. Talvolta riproducevano le case dei vivi.

Di questo ne abbiamo esempio in molte necropoli come nella “tomba del capo” a Sant’Andrea Priu Bonorva (SS) o a Monti Crobu-Carbonia (SU). Altre decorazioni venivano realizzate con la tecnica del rilievo o dell’incisione e i temi più rappresentati sono le protomi bovine o le spirali, simbolo di fecondità e rinascita.

La Sardegna oggi si presenta come la culla non solo più antica ma anche più nutrita di tutto l’ipogeismo funerario del Mediterraneo occidentale. 

Domus de Janas - Area archeologica di Scerì- Ilbono

La nuda parete rocciosa veniva scolpita e scavata con l’uso esclusivo di picconi di pietra, poiché i metalli non avevano ancora fatto la loro comparsa. Al loro interno le tombe si presentavano spesso decorate con ocra rossa e gialla e altri pigmenti naturali. Esempi spettacolari di tombe decorate sono quelli di Sa Pala Larga a Bonorva e Mandra Antine a Thiesi. Talvolta riproducevano le case dei vivi.

Di questo ne abbiamo esempio in molte necropoli come nella “tomba del capo” a Sant’Andrea Priu Bonorva (SS) o a Monti Crobu-Carbonia (SU). Altre decorazioni venivano realizzate con la tecnica del rilievo o dell’incisione e i temi più rappresentati sono le protomi bovine o le spirali, simbolo di fecondità e rinascita.

La Sardegna oggi si presenta come la culla non solo più antica ma anche più nutrita di tutto l’ipogeismo funerario del Mediterraneo occidentale. 

domus de janas - area archeologica di scerì - ilbono - ogliastra - nuragic experience

La nuda parete rocciosa veniva scolpita e scavata con l’uso esclusivo di picconi di pietra, poiché i metalli non avevano ancora fatto la loro comparsa. Al loro interno le tombe si presentavano spesso decorate con ocra rossa e gialla e altri pigmenti naturali. Esempi spettacolari di tombe decorate sono quelli di Sa Pala Larga a Bonorva e Mandra Antine a Thiesi. Talvolta riproducevano le case dei vivi.

Di questo ne abbiamo esempio in molte necropoli come nella “tomba del capo” a Sant’Andrea Priu Bonorva (SS) o a Monti Crobu-Carbonia (SU). Altre decorazioni venivano realizzate con la tecnica del rilievo o dell’incisione e i temi più rappresentati sono le protomi bovine o le spirali, simbolo di fecondità e rinascita.

La Sardegna oggi si presenta come la culla non solo più antica ma anche più nutrita di tutto l’ipogeismo funerario del Mediterraneo occidentale. 

La Dea Madre in Sardegna: un Culto Antico come l’Uomo 

La Dea Madre in Sardegna - museo di Cagliari - Nuragic Experience

Quello della Dea Madre o Grande Madre, o più semplicemente culto della donna, è uno dei più antichi e diffusi di tutto il Mondo. Il fascino e lo stupore che portavano con sé la gravidanza, il parto e l’allattamento, rendeva l’essere femminile, agli occhi dei nostri progenitori, un essere magico e forse soprannaturale. La nostra isola non fu indenne da questo linguaggio archetipico, anzi, lo accolse già in tempi molto lontani, lo rappresentò in numerose e differenti forme e lo preservò per un periodo maggiore rispetto al resto d’Europa. Attualmente in Sardegna si conoscono oltre un centinaio di idoli di diversa epoca, tipologia e materia prima, esposti nei musei archeologici o detenuti regolarmente in alcune collezioni private. Nel 1949, in una grotticella di Macomer, si rinvenne quella che oggi viene considerata come la statuina più antica, con le sembianze femminili, mai rinvenuta nell’isola. È in pietra vulcanica, è alta circa 18 cm e in base alla tipologia (molto somigliante alle altre Dee Madri rinvenute in Europa) viene datata a circa 15.000 anni orsono, durante le fasi del Paleolitico finale.

La Dea Madre in Sardegna: un Culto Antico come l’Uomo 

Dea Madre

Quello della Dea Madre o Grande Madre, o più semplicemente culto della donna, è uno dei più antichi e diffusi di tutto il Mondo. Il fascino e lo stupore che portavano con sé la gravidanza, il parto e l’allattamento, rendeva l’essere femminile, agli occhi dei nostri progenitori, un essere magico e forse soprannaturale. La nostra isola non fu indenne da questo linguaggio archetipico, anzi, lo accolse già in tempi molto lontani, lo rappresentò in numerose e differenti forme e lo preservò per un periodo maggiore rispetto al resto d’Europa. Attualmente in Sardegna si conoscono oltre un centinaio di idoli di diversa epoca, tipologia e materia prima, esposti nei musei archeologici o detenuti regolarmente in alcune collezioni private. Nel 1949, in una grotticella di Macomer, si rinvenne quella che oggi viene considerata come la statuina più antica, con le sembianze femminili, mai rinvenuta nell’isola. È in pietra vulcanica, è alta circa 18 cm e in base alla tipologia (molto somigliante alle altre Dee Madri rinvenute in Europa) viene datata a circa 15.000 anni orsono, durante le fasi del Paleolitico finale.

La Dea Madre in Sardegna: un Culto Antico come l’Uomo 

dea madre - museo archeologico di cagliari - sardegna

Quello della Dea Madre o Grande Madre, o più semplicemente culto della donna, è uno dei più antichi e diffusi di tutto il Mondo. Il fascino e lo stupore che portavano con sé la gravidanza, il parto e l’allattamento, rendeva l’essere femminile, agli occhi dei nostri progenitori, un essere magico e forse soprannaturale. La nostra isola non fu indenne da questo linguaggio archetipico, anzi, lo accolse già in tempi molto lontani, lo rappresentò in numerose e differenti forme e lo preservò per un periodo maggiore rispetto al resto d’Europa. Attualmente in Sardegna si conoscono oltre un centinaio di idoli di diversa epoca, tipologia e materia prima, esposti nei musei archeologici o detenuti regolarmente in alcune collezioni private. Nel 1949, in una grotticella di Macomer, si rinvenne quella che oggi viene considerata come la statuina più antica, con le sembianze femminili, mai rinvenuta nell’isola. È in pietra vulcanica, è alta circa 18 cm e in base alla tipologia (molto somigliante alle altre Dee Madri rinvenute in Europa) viene datata a circa 15.000 anni orsono, durante le fasi del Paleolitico finale.

La Dea Madre in Sardegna - Museo di Cagliari - Nuragic Experience

Nonostante l’antica epoca del manufatto, questo dimostra una già consolidata capacità da parte dell’artista che rappresenta un corpo femminile, a tutto tondo e sinuoso al tempo stesso, con la testa che rappresenta quella di un prolagus, antico lagomorfo che si estinse in età nuragica. Il motivo di questa rappresentazione che rimanda un ancestrale legame col mondo animale, è da individuarsi probabilmente nelle qualità riproduttive del prolagus, del quale simbolicamente si voleva recepire la fertilità.

Attorno al 4700 a.C., durante la cultura neolitica di Bonu Ighinu, vediamo una presenza numerosa di questi idoletti femminili, soprattutto in ambito funerario, come nel caso della necropoli ipogeica di Cuccuru de is Arrius a Cabras, ove ogni defunto teneva nella mano destra una statuina.

Dea Madre

Nonostante l’antica epoca del manufatto, questo dimostra una già consolidata capacità da parte dell’artista che rappresenta un corpo femminile, a tutto tondo e sinuoso al tempo stesso, con la testa che rappresenta quella di un prolagus, antico lagomorfo che si estinse in età nuragica. Il motivo di questa rappresentazione che rimanda un ancestrale legame col mondo animale, è da individuarsi probabilmente nelle qualità riproduttive del prolagus, del quale simbolicamente si voleva recepire la fertilità.

Attorno al 4700 a.C., durante la cultura neolitica di Bonu Ighinu, vediamo una presenza numerosa di questi idoletti femminili, soprattutto in ambito funerario, come nel caso della necropoli ipogeica di Cuccuru de is Arrius a Cabras, ove ogni defunto teneva nella mano destra una statuina.

dea madre - museo archeologico di cagliari - sardegna

Nonostante l’antica epoca del manufatto, questo dimostra una già consolidata capacità da parte dell’artista che rappresenta un corpo femminile, a tutto tondo e sinuoso al tempo stesso, con la testa che rappresenta quella di un prolagus, antico lagomorfo che si estinse in età nuragica. Il motivo di questa rappresentazione che rimanda un ancestrale legame col mondo animale, è da individuarsi probabilmente nelle qualità riproduttive del prolagus, del quale simbolicamente si voleva recepire la fertilità.

Attorno al 4700 a.C., durante la cultura neolitica di Bonu Ighinu, vediamo una presenza numerosa di questi idoletti femminili, soprattutto in ambito funerario, come nel caso della necropoli ipogeica di Cuccuru de is Arrius a Cabras, ove ogni defunto teneva nella mano destra una statuina.

La più bella e completa proviene dalla tomba n.387 e si può ammirare in tutto il suo splendore nelle vetrine del Museo Archeologico di Cagliari.

Rappresenta una donna con il corpo abbondante, richiamo alla gravidanza, e una testa particolarmente decorata con trecce e forse un piccolo copricapo.

In questo caso possiamo affermare che ciascun idolo aveva la funzione di accompagnare il corpo verso la rinascita, idealmente ripartorito dalla Dea in un ciclo eterno di vita morte e rinascita. Il nostro viaggio ci porterà nella cultura successiva, denominata “San Ciriaco” e databile tra il 4200 e il 4000 a.C.

La Dea Madre in Sardegna - museo di Cagliari - Nuragic Experience
Dea Madre

La più bella e completa proviene dalla tomba n.387 e si può ammirare in tutto il suo splendore nelle vetrine del Museo Archeologico di Cagliari.

Rappresenta una donna con il corpo abbondante, richiamo alla gravidanza, e una testa particolarmente decorata con trecce e forse un piccolo copricapo.

In questo caso possiamo affermare che ciascun idolo aveva la funzione di accompagnare il corpo verso la rinascita, idealmente ripartorito dalla Dea in un ciclo eterno di vita morte e rinascita. Il nostro viaggio ci porterà nella cultura successiva, denominata “San Ciriaco” e databile tra il 4200 e il 4000 a.C.

dea madre - museo archeologico di cagliari - sardegna

La più bella e completa proviene dalla tomba n.387 e si può ammirare in tutto il suo splendore nelle vetrine del Museo Archeologico di Cagliari.

Rappresenta una donna con il corpo abbondante, richiamo alla gravidanza, e una testa particolarmente decorata con trecce e forse un piccolo copricapo.

In questo caso possiamo affermare che ciascun idolo aveva la funzione di accompagnare il corpo verso la rinascita, idealmente ripartorito dalla Dea in un ciclo eterno di vita morte e rinascita. Il nostro viaggio ci porterà nella cultura successiva, denominata “San Ciriaco” e databile tra il 4200 e il 4000 a.C.

Dea Madre - Area Archeologica Scerì - Ilbono

È proprio in questo lasso di tempo che verrà realizzata la testa femminile in osso proveniente da Ilbono. Stiamo assistendo infatti ad un’evoluzione stilistica dell’arte del culto della donna, ove i corpi risultano più snelli e la testa assume una forma cilindrica, come nel caso appunto del manufatto di Ilbono.

La successiva Cultura di San Michele di Ozieri, databile tra il 4000 e il 3300 a.C. circa, sancisce il definitivo culmine di questo tipo di idolatria, con un numero considerevole di statuine provenienti da contesti sia funerari che civili. L’esempio più emblematico e ricco è senza ragionevole dubbio quello di “Sa Turriga”. La statua è in marmo ed è alta 40 cm. L’espressione geometrica e austera dona un fascino incredibile al nostro oggetto che adotta ormai una stilizzazione dura e pura nelle sue forme. Braccia e busto si fondono in un unico corpo. Il seno è la parte del tutto che rimanda al mondo femminile.

Dea Madre ritrovata a Ilbono Scerì

È proprio in questo lasso di tempo che verrà realizzata la testa femminile in osso proveniente da Ilbono. Stiamo assistendo infatti ad un’evoluzione stilistica dell’arte del culto della donna, ove i corpi risultano più snelli e la testa assume una forma cilindrica, come nel caso appunto del manufatto di Ilbono.

La successiva Cultura di San Michele di Ozieri, databile tra il 4000 e il 3300 a.C. circa, sancisce il definitivo culmine di questo tipo di idolatria, con un numero considerevole di statuine provenienti da contesti sia funerari che civili. L’esempio più emblematico e ricco è senza ragionevole dubbio quello di “Sa Turriga”. La statua è in marmo ed è alta 40 cm. L’espressione geometrica e austera dona un fascino incredibile al nostro oggetto che adotta ormai una stilizzazione dura e pura nelle sue forme. Braccia e busto si fondono in un unico corpo. Il seno è la parte del tutto che rimanda al mondo femminile.

È proprio in questo lasso di tempo che verrà realizzata la testa femminile in osso proveniente da Ilbono. Stiamo assistendo infatti ad un’evoluzione stilistica dell’arte del culto della donna, ove i corpi risultano più snelli e la testa assume una forma cilindrica, come nel caso appunto del manufatto di Ilbono.

La successiva Cultura di San Michele di Ozieri, databile tra il 4000 e il 3300 a.C. circa, sancisce il definitivo culmine di questo tipo di idolatria, con un numero considerevole di statuine provenienti da contesti sia funerari che civili. L’esempio più emblematico e ricco è senza ragionevole dubbio quello di “Sa Turriga”. La statua è in marmo ed è alta 40 cm. L’espressione geometrica e austera dona un fascino incredibile al nostro oggetto che adotta ormai una stilizzazione dura e pura nelle sue forme. Braccia e busto si fondono in un unico corpo. Il seno è la parte del tutto che rimanda al mondo femminile.

Con l’età del Rame, a partire dal 3.300 a.C., mentre nel resto d’Europa, la Dea Madre è ormai scomparsa dal mondo religioso e artistico delle comunità eneolitiche, in Sardegna il culto non si affievolisce ma muta nelle forme. Queste, ancora geometriche e stilizzate sembrano tornare ad un certo naturalismo dei primordi, con la testa rotonda e la ricomparsa delle braccia nuovamente distinte dal resto del corpo. La lunga vita di questo culto giunge al suo epilogo forse con l’inizio dell’età del Bronzo e i germi della Civiltà nuragica. Sarà nell’età del Ferro e con i bronzetti figurati che la donna e le sue rappresentazioni ritorneranno in auge sotto forma di sacerdotesse e divinità.

La Dea Madre in Sardegna - Dea madre di Scerì - Ilbono - Nuragic Experience
La Dea Madre in Sardegna - Dea madre di Scerì - Ilbono - Nuragic Experience

Con l’età del Rame, a partire dal 3.300 a.C., mentre nel resto d’Europa, la Dea Madre è ormai scomparsa dal mondo religioso e artistico delle comunità eneolitiche, in Sardegna il culto non si affievolisce ma muta nelle forme. Queste, ancora geometriche e stilizzate sembrano tornare ad un certo naturalismo dei primordi, con la testa rotonda e la ricomparsa delle braccia nuovamente distinte dal resto del corpo. La lunga vita di questo culto giunge al suo epilogo forse con l’inizio dell’età del Bronzo e i germi della Civiltà nuragica. Sarà nell’età del Ferro e con i bronzetti figurati che la donna e le sue rappresentazioni ritorneranno in auge sotto forma di sacerdotesse e divinità.

La Dea Madre in Sardegna - Dea madre di Scerì - Ilbono - Nuragic Experience

Con l’età del Rame, a partire dal 3.300 a.C., mentre nel resto d’Europa, la Dea Madre è ormai scomparsa dal mondo religioso e artistico delle comunità eneolitiche, in Sardegna il culto non si affievolisce ma muta nelle forme. Queste, ancora geometriche e stilizzate sembrano tornare ad un certo naturalismo dei primordi, con la testa rotonda e la ricomparsa delle braccia nuovamente distinte dal resto del corpo. La lunga vita di questo culto giunge al suo epilogo forse con l’inizio dell’età del Bronzo e i germi della Civiltà nuragica. Sarà nell’età del Ferro e con i bronzetti figurati che la donna e le sue rappresentazioni ritorneranno in auge sotto forma di sacerdotesse e divinità.