Il tuo viaggio nel tempo tra i siti archeologici della Sardegna Nuragica

Risalendo le strade panoramiche che disegnano l’entroterra dell’Ogliastra, ci si imbatte nel silenzio di un luogo in cui il tempo pare essersi fermato. Un luogo in cui le radici della storia si sono fuse in armonia perfetta con le radici profonde dei boschi. Qui le chiome secolari dei lecci nascondono, con premura, le orme di un passato oramai molto lontano, che si rivela lentamente, a patto di volerne ascoltare la storia. 

Il tuo viaggio nel tempo tra i siti archeologici della Sardegna Nuragica

Risalendo le strade panoramiche che disegnano l’entroterra dell’Ogliastra, ci si imbatte nel silenzio di un luogo in cui il tempo pare essersi fermato. Un luogo in cui le radici della storia si sono fuse in armonia perfetta con le radici profonde dei boschi. Qui le chiome secolari dei lecci nascondono, con premura, le orme di un passato oramai molto lontano, che si rivela lentamente, a patto di volerne ascoltare la storia. 

Il tuo viaggio nel tempo tra i siti archeologici della Sardegna Nuragica

Risalendo le strade panoramiche che disegnano l’entroterra dell’Ogliastra, ci si imbatte nel silenzio di un luogo in cui il tempo pare essersi fermato. Un luogo in cui le radici della storia si sono fuse in armonia perfetta con le radici profonde dei boschi. Qui le chiome secolari dei lecci nascondono, con premura, le orme di un passato oramai molto lontano, che si rivela lentamente, a patto di volerne ascoltare la storia.

Biglietti

Visite guidate: intero € 7 ridotto € 4
Visite autonome: intero € 5 ridotto € 2
Gift Card: personalizzabile

Orari

Visite guidate: dalle 9.30 alle variabile Visita autonoma: mar-dom 9.00 – variabile Lunedì: chiuso

Biglietti

Visite guidate: intero € 7 ridotto € 4
Visite autonome: intero € 5 ridotto € 2
Gift Card: personalizzabile

Orari

Visite guidate: dalle 9.30 alle variabile
Visita autonoma:
mar-dom 9.00 – variabile
Lunedì:
chiuso

Biglietti

Visite guidate: intero € 7 ridotto € 4
Visite autonome: intero € 5 ridotto € 2
Gift Card: personalizzabile

Orari

Visite guidate: dalle 9.30 alle variabile
Visita autonoma:
mar-dom 9.00 – variabile
Lunedì:
chiuso

Il Parco Archeologico di Seleni

Affioramento Roccioso del complesso di Gennacili - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei Ogliastra

Il Parco Archeologico del Bosco Seleni a Lanusei è indubbiamente uno dei siti archeologici della Sardegna est più importanti. Il complesso nuragico si sviluppa sull’altopiano che si erge alle spalle del centro urbano a circa 1000 metri di altitudine. Da queste altezze il panorama che si ammira è mozzafiato.

Con un solo colpo d’occhio ci si perde nella vastità di tre imponenti vallate che si distendono, via via, su una costa turchese di circa 30 chilometri. Non è un caso che il villaggio nuragico di Seleni sia sorto in questo sito. Perfetto dal punto di vista strategico e difensivo, garantiva abbondanza d’acqua, una ricca varietà di flora e fauna, pascoli fertili e abbondanti. Molteplici sono gli scavi che si sono susseguiti a partire dalla fine del 1800. Questi hanno rinvenuto numerosi edifici: strutture per il controllo del territorio, resti di un nuraghe complesso, un villaggio che si sviluppa ai suoi piedi. Più lontane, dislocate verso ovest, troviamo inoltre due meravigliose tombe dei giganti.

Le campagne di ricerca e i vari rilevamenti hanno evidenziato come l’importante estensione del villaggio fosse indice della sua rilevanza sul territorio. Un’ipotesi molto concreta infatti è che tutta la piana di Seleni e le zone limitrofe fossero abitate. Nella vicina località Perd’e Froris, più a valle, sono state rinvenute, ad esempio, alcune fornaci per la fusione dei metalli. In generale sono state censite circa 200 capanne che ancora giacciono, per la maggior parte, sotto la fitta boscaglia che contorna il monte capeggiato dal Complesso di Gennacili. Se l’estensione del sito verrà confermata dagli scavi, il villaggio nuragico di Seleni risulterebbe uno dei più grandi di tutta la Sardegna.

Il Parco Archeologico di Seleni

complesso di gennacili - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Il Parco Archeologico del Bosco Seleni a Lanusei è indubbiamente uno dei siti archeologici della Sardegna est più importanti. Il complesso nuragico si sviluppa sull’altopiano che si erge alle spalle del centro urbano a circa 1000 metri di altitudine. Da queste altezze il panorama che si ammira è mozzafiato.

Con un solo colpo d’occhio ci si perde nella vastità di tre imponenti vallate che si distendono, via via, su una costa turchese di circa 30 chilometri. Non è un caso che il villaggio nuragico di Seleni sia sorto in questo sito. Perfetto dal punto di vista strategico e difensivo, garantiva abbondanza d’acqua, una ricca varietà di flora e fauna, pascoli fertili e abbondanti. Molteplici sono gli scavi che si sono susseguiti a partire dalla fine del 1800. Questi hanno rinvenuto numerosi edifici: strutture per il controllo del territorio, resti di un nuraghe complesso, un villaggio che si sviluppa ai suoi piedi. Più lontane, dislocate verso ovest, troviamo inoltre due meravigliose tombe dei giganti.

Le campagne di ricerca e i vari rilevamenti hanno evidenziato come l’importante estensione del villaggio fosse indice della sua rilevanza sul territorio. Un’ipotesi molto concreta infatti è che tutta la piana di Seleni e le zone limitrofe fossero abitate. Nella vicina località Perd’e Froris, più a valle, sono state rinvenute, ad esempio, alcune fornaci per la fusione dei metalli. In generale sono state censite circa 200 capanne che ancora giacciono, per la maggior parte, sotto la fitta boscaglia che contorna il monte capeggiato dal Complesso di Gennacili. Se l’estensione del sito verrà confermata dagli scavi, il villaggio nuragico di Seleni risulterebbe uno dei più grandi di tutta la Sardegna.

Il Parco Archeologico di Seleni

Complesso di Gennacili - Parco Archeologico Seleni - Lanusei - Ogliastra

Il Parco Archeologico del Bosco Seleni a Lanusei è indubbiamente uno dei siti archeologici della Sardegna est più importanti. Il complesso nuragico si sviluppa sull’altopiano che si erge alle spalle del centro urbano a circa 1000 metri di altitudine. Da queste altezze il panorama che si ammira è mozzafiato.

Con un solo colpo d’occhio ci si perde nella vastità di tre imponenti vallate che si distendono, via via, su una costa turchese di circa 30 chilometri. Non è un caso che il villaggio nuragico di Seleni sia sorto in questo sito. Perfetto dal punto di vista strategico e difensivo, garantiva abbondanza d’acqua, una ricca varietà di flora e fauna, pascoli fertili e abbondanti. Molteplici sono gli scavi che si sono susseguiti a partire dalla fine del 1800. Questi hanno rinvenuto numerosi edifici: strutture per il controllo del territorio, resti di un nuraghe complesso, un villaggio che si sviluppa ai suoi piedi. Più lontane, dislocate verso ovest, troviamo inoltre due meravigliose tombe dei giganti.

Le campagne di ricerca e i vari rilevamenti hanno evidenziato come l’importante estensione del villaggio fosse indice della sua rilevanza sul territorio. Un’ipotesi molto concreta infatti è che tutta la piana di Seleni e le zone limitrofe fossero abitate. Nella vicina località Perd’e Froris, più a valle, sono state rinvenute, ad esempio, alcune fornaci per la fusione dei metalli. In generale sono state censite circa 200 capanne che ancora giacciono, per la maggior parte, sotto la fitta boscaglia che contorna il monte capeggiato dal Complesso di Gennacili. Se l’estensione del sito verrà confermata dagli scavi, il villaggio nuragico di Seleni risulterebbe uno dei più grandi di tutta la Sardegna.

Complesso nuragico di Gennacili

Complesso nuragico di Gennacili

Complesso nuragico di Gennacili

Il Complesso nuragico di Gennacili sorge sul dorso di un blocco granitico che domina il versante est del Monte Seleni. Il suo posizionamento, come la maggior parte dei nuraghi, è tale da permettere un vasto controllo del territorio e al contempo garantire una possibilità di difesa efficace. L’estensione del complesso abitativo che si sviluppa intorno al suo perimetro ci dice molto sulla popolazione che stanziava in questi luoghi. Con molta probabilità infatti gli abitanti del Seleni costituivano una società ricca e numerosa, caratterizzata da una certa rilevanza politica ed economica.

Una leggenda, tramandata oralmente, narra che il complesso venisse chiamato anticamente “S’iscursorgiu de is seti biddas” ossia “il Tesoro dei Sette Villaggi”. Gennacili infatti, per le sue capacità difensive, avrebbe custodito i beni preziosi di alcuni villaggi minori del circondario a rischio imminente di attacco. 

Le Capanne del complesso di Gennacili - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei Ogliastra

Il Complesso nuragico di Gennacili sorge sul dorso di un blocco granitico che domina il versante est del Monte Seleni. Il suo posizionamento, come la maggior parte dei nuraghi, è tale da permettere un vasto controllo del territorio e al contempo garantire una possibilità di difesa efficace. L’estensione del complesso abitativo che si sviluppa intorno al suo perimetro ci dice molto sulla popolazione che stanziava in questi luoghi. Con molta probabilità infatti gli abitanti del Seleni costituivano una società ricca e numerosa, caratterizzata da una certa rilevanza politica ed economica.

Una leggenda, tramandata oralmente, narra che il complesso venisse chiamato anticamente “S’iscursorgiu de is seti biddas” ossia “il Tesoro dei Sette Villaggi”. Gennacili infatti, per le sue capacità difensive, avrebbe custodito i beni preziosi di alcuni villaggi minori del circondario a rischio imminente di attacco. 

Complesso di Gennacili - Parco Archeologico Seleni - Lanusei - Ogliastra

Il Complesso nuragico di Gennacili sorge sul dorso di un blocco granitico che domina il versante est del Monte Seleni. Il suo posizionamento, come la maggior parte dei nuraghi, è tale da permettere un vasto controllo del territorio e al contempo garantire una possibilità di difesa efficace. L’estensione del complesso abitativo che si sviluppa intorno al suo perimetro ci dice molto sulla popolazione che stanziava in questi luoghi. Con molta probabilità infatti gli abitanti del Seleni costituivano una società ricca e numerosa, caratterizzata da una certa rilevanza politica ed economica.

Una leggenda, tramandata oralmente, narra che il complesso venisse chiamato anticamente “S’iscursorgiu de is seti biddas” ossia “il Tesoro dei Sette Villaggi”. Gennacili infatti, per le sue capacità difensive, avrebbe custodito i beni preziosi di alcuni villaggi minori del circondario a rischio imminente di attacco. 

complesso di gennacili - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience
Parco Archeologico di Seleni - Nuragic Experience - Lanusei - Ogliastra

L’attenzione da parte degli studiosi al sito può essere rintracciata già negli scritti del Generale Alberto Ferrero Della Marmora. Costui che, nel 1860, durante la sua celebre ricognizione sull’isola, ebbe modo di visionare il complesso di Gennacili dirigendo alcune campagne di scavo. Durante queste operazioni, gran parte del nuraghe venne demolito con l’intento di ricercare oggettistica e manufatti nei suoi basamenti, ma senza alcun risultato. Questo spiacevole esito manifesta la distanza esistente tra la moderna archeologia e lo spirito proprio delle campagne esplorative dell’Ottocento dedicate principalmente alla ricerca di oggetti a scapito dell’integrità dei monumenti.

Nel suo Itinerario dell’isola di Sardegna il generale ci racconta di essere venuto in possesso di una coppia di statue in bronzo e di alcune monete tratte clandestinamente da un’area, localizzata 100 metri più a valle della piana di Seleni, conosciuta come Perda ‘e Froris. Come accade spesso in zone densamente interessate da rinvenimenti archeologici, questa località veniva caricata nell’immaginario locale, di misteriose forze soprannaturali. Il canonico Spanu ci racconta di come Perda ‘e Froris suscitasse nei lanuseini una timorosa inquietudine per via di inverosimili danze sataniche che si tenevano nella notte della Vigilia di San Giovanni nonchè per violenti temporali che si abbattevano sulla cittadina ogni qual volta si cercasse di profanare questi luoghi sacri.

L’attenzione da parte degli studiosi al sito può essere rintracciata già negli scritti del Generale Alberto Ferrero Della Marmora. Costui che, nel 1860, durante la sua celebre ricognizione sull’isola, ebbe modo di visionare il complesso di Gennacili dirigendo alcune campagne di scavo. Durante queste operazioni, gran parte del nuraghe venne demolito con l’intento di ricercare oggettistica e manufatti nei suoi basamenti, ma senza alcun risultato. Questo spiacevole esito manifesta la distanza esistente tra la moderna archeologia e lo spirito proprio delle campagne esplorative dell’Ottocento dedicate principalmente alla ricerca di oggetti a scapito dell’integrità dei monumenti.

Nel suo Itinerario dell’isola di Sardegna il generale ci racconta di essere venuto in possesso di una coppia di statue in bronzo e di alcune monete tratte clandestinamente da un’area, localizzata 100 metri più a valle della piana di Seleni, conosciuta come Perda ‘e Froris. Come accade spesso in zone densamente interessate da rinvenimenti archeologici, questa località veniva caricata nell’immaginario locale, di misteriose forze soprannaturali. Il canonico Spanu ci racconta di come Perda ‘e Froris suscitasse nei lanuseini una timorosa inquietudine per via di inverosimili danze sataniche che si tenevano nella notte della Vigilia di San Giovanni nonchè per violenti temporali che si abbattevano sulla cittadina ogni qual volta si cercasse di profanare questi luoghi sacri.

Complesso di Gennacili - Parco Archeologico Seleni - Lanusei - Ogliastra

L’attenzione da parte degli studiosi al sito può essere rintracciata già negli scritti del Generale Alberto Ferrero Della Marmora. Costui che, nel 1860, durante la sua celebre ricognizione sull’isola, ebbe modo di visionare il complesso di Gennacili dirigendo alcune campagne di scavo. Durante queste operazioni, gran parte del nuraghe venne demolito con l’intento di ricercare oggettistica e manufatti nei suoi basamenti, ma senza alcun risultato. Questo spiacevole esito manifesta la distanza esistente tra la moderna archeologia e lo spirito proprio delle campagne esplorative dell’Ottocento dedicate principalmente alla ricerca di oggetti a scapito dell’integrità dei monumenti.

Nel suo Itinerario dell’isola di Sardegna il generale ci racconta di essere venuto in possesso di una coppia di statue in bronzo e di alcune monete tratte clandestinamente da un’area, localizzata 100 metri più a valle della piana di Seleni, conosciuta come Perda ‘e Froris. Come accade spesso in zone densamente interessate da rinvenimenti archeologici, questa località veniva caricata nell’immaginario locale, di misteriose forze soprannaturali. Il canonico Spanu ci racconta di come Perda ‘e Froris suscitasse nei lanuseini una timorosa inquietudine per via di inverosimili danze sataniche che si tenevano nella notte della Vigilia di San Giovanni nonchè per violenti temporali che si abbattevano sulla cittadina ogni qual volta si cercasse di profanare questi luoghi sacri.

complesso di gennacili - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Uscendo fuori dal nebuloso mondo della leggenda,  c’è comunque da dire che l’area intorno al nuraghe sia stata meta costante, nel corso dei secoli, della visita di tombaroli e cercatori di tesori.  Dobbiamo aspettare purtroppo solo il 2007 per entrare in un regime di salvaguardia del monumento grazie ad alcune campagne di scavi finanziate dalla Regione Sardegna che permisero il consolidamento murario delle struttura e la successiva messa in sicurezza.

I ritrovamenti avvenuti durante questi scavi ci parlano del grande valore archeologico del complesso, abitato in maniera continuativa per lunghi secoli all’interno di un ben preciso sistema culturale che si estese temporalmente anche là dove già si stavano erigendo i primi nuclei urbani; ciò grazie a una serie di condizioni oltremodo favorevoli alla permanenza. Inoltre il ritrovamento di alcuni oggetti provenienti dal Medio Oriente ci fa capire che le popolazioni che qui stanziarono, avevano sviluppato una fitta rete di contatti e relazioni con culture molto distanti.

Capanna con bacile del complesso di Gennacili al Parco Archeologico di Seleni nel territorio di Lanusei in Ogliastra

Uscendo fuori dal nebuloso mondo della leggenda,  c’è comunque da dire che l’area intorno al nuraghe sia stata meta costante, nel corso dei secoli, della visita di tombaroli e cercatori di tesori.  Dobbiamo aspettare purtroppo solo il 2007 per entrare in un regime di salvaguardia del monumento grazie ad alcune campagne di scavi finanziate dalla Regione Sardegna che permisero il consolidamento murario delle struttura e la successiva messa in sicurezza.

I ritrovamenti avvenuti durante questi scavi ci parlano del grande valore archeologico del complesso, abitato in maniera continuativa per lunghi secoli all’interno di un ben preciso sistema culturale che si estese temporalmente anche là dove già si stavano erigendo i primi nuclei urbani; ciò grazie a una serie di condizioni oltremodo favorevoli alla permanenza. Inoltre il ritrovamento di alcuni oggetti provenienti dal Medio Oriente ci fa capire che le popolazioni che qui stanziarono, avevano sviluppato una fitta rete di contatti e relazioni con culture molto distanti.

Uscendo fuori dal nebuloso mondo della leggenda,  c’è comunque da dire che l’area intorno al nuraghe sia stata meta costante, nel corso dei secoli, della visita di tombaroli e cercatori di tesori.  Dobbiamo aspettare purtroppo solo il 2007 per entrare in un regime di salvaguardia del monumento grazie ad alcune campagne di scavi finanziate dalla Regione Sardegna che permisero il consolidamento murario delle struttura e la successiva messa in sicurezza.

I ritrovamenti avvenuti durante questi scavi ci parlano del grande valore archeologico del complesso, abitato in maniera continuativa per lunghi secoli all’interno di un ben preciso sistema culturale che si estese temporalmente anche là dove già si stavano erigendo i primi nuclei urbani; ciò grazie a una serie di condizioni oltremodo favorevoli alla permanenza. Inoltre il ritrovamento di alcuni oggetti provenienti dal Medio Oriente ci fa capire che le popolazioni che qui stanziarono, avevano sviluppato una fitta rete di contatti e relazioni con culture molto distanti.

particolare complesso di gennacili - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Tra i tanti ambienti che la grande muraglia esterna conteneva, uno in particolare ha destato grande stupore degli archeologi. Un grande vano, caratterizzato da un sedile circolare,  ha restituito infatti uno bellissimo bacile in trachite. Questo venne trovato in frammenti e fu perciò restaurato. Al suo centro un foro permetteva di evitare il troppo pieno grazie ad un sistema idraulico formato da una conca d’argilla forata e posta al di sotto del recipiente, essa garantiva così il drenaggio dell’acqua. Questo sistema fa della rotonda con bacile di Lanusei unica nel suo genere.

Tra i tanti ambienti che la grande muraglia esterna conteneva, uno in particolare ha destato grande stupore degli archeologi. Un grande vano, caratterizzato da un sedile circolare,  ha restituito infatti uno bellissimo bacile in trachite. Questo venne trovato in frammenti e fu perciò restaurato. Al suo centro un foro permetteva di evitare il troppo pieno grazie ad un sistema idraulico formato da una conca d’argilla forata e posta al di sotto del recipiente, essa garantiva così il drenaggio dell’acqua. Questo sistema fa della rotonda con bacile di Lanusei unica nel suo genere.

Tra i tanti ambienti che la grande muraglia esterna conteneva, uno in particolare ha destato grande stupore degli archeologi. Un grande vano, caratterizzato da un sedile circolare,  ha restituito infatti uno bellissimo bacile in trachite. Questo venne trovato in frammenti e fu perciò restaurato. Al suo centro un foro permetteva di evitare il troppo pieno grazie ad un sistema idraulico formato da una conca d’argilla forata e posta al di sotto del recipiente, essa garantiva così il drenaggio dell’acqua. Questo sistema fa della rotonda con bacile di Lanusei unica nel suo genere.

particolare complesso di gennacili - parco archeologico di seleni - lanusei - ogliastra

Cosa sono i Nuraghi?

Si tratta di torri a forma di tronco di cono, rotonde alla base e costruite con filari sovrapposti di pietre di grandi e medie dimensioni. Se li osserviamo dall’esterno possiamo notare come le loro mura tendano a restringersi man mano che si sviluppano verso l’alto. Le sue pareti infatti sono formate da anelli di pietra che sporgono e si restringono dolcemente fino a chiudersi con un’unica pietra. Questo particolare tetto si chiama tholos, una vera e propria cupola. In origine molti nuraghi superavano i venti metri di altezza e al loro interno erano contenute tre camere, posizionate l’una sull’altra. Sulla sommità esisteva un balcone circolare il cui pavimento era fatto di tavole di legno poggiate su pietre perfettamente rifinite che gli archeologi chiamano “mensoloni”. Il loro ingresso, quasi sempre orientato a sud, è alto due metri e ha in cima una grande pietra squadrata che prende il nome di architrave. Sopra di essa una piccola apertura chiamata finestrella illuminava l’interno ed al contempo evitava che l’architrave stesso venisse appesantito troppo dai filari superiori.

Cosa sono i nuraghi?

Cosa sono i Nuraghi?

Si tratta di torri a forma di tronco di cono, rotonde alla base e costruite con filari sovrapposti di pietre di grandi e medie dimensioni. Se li osserviamo dall’esterno possiamo notare come le loro mura tendano a restringersi man mano che si sviluppano verso l’alto. Le sue pareti infatti sono formate da anelli di pietra che sporgono e si restringono dolcemente fino a chiudersi con un’unica pietra. Questo particolare tetto si chiama tholos, una vera e propria cupola. In origine molti nuraghi superavano i venti metri di altezza e al loro interno erano contenute tre camere, posizionate l’una sull’altra. Sulla sommità esisteva un balcone circolare il cui pavimento era fatto di tavole di legno poggiate su pietre perfettamente rifinite che gli archeologi chiamano “mensoloni”. Il loro ingresso, quasi sempre orientato a sud, è alto due metri e ha in cima una grande pietra squadrata che prende il nome di architrave. Sopra di essa una piccola apertura chiamata finestrella illuminava l’interno ed al contempo evitava che l’architrave stesso venisse appesantito troppo dai filari superiori.

Cosa sono i nuraghi?

Cosa sono i Nuraghi?

Si tratta di torri a forma di tronco di cono, rotonde alla base e costruite con filari sovrapposti di pietre di grandi e medie dimensioni. Se li osserviamo dall’esterno possiamo notare come le loro mura tendano a restringersi man mano che si sviluppano verso l’alto. Le sue pareti infatti sono formate da anelli di pietra che sporgono e si restringono dolcemente fino a chiudersi con un’unica pietra. Questo particolare tetto si chiama tholos, una vera e propria cupola. In origine molti nuraghi superavano i venti metri di altezza e al loro interno erano contenute tre camere, posizionate l’una sull’altra. Sulla sommità esisteva un balcone circolare il cui pavimento era fatto di tavole di legno poggiate su pietre perfettamente rifinite che gli archeologi chiamano “mensoloni”. Il loro ingresso, quasi sempre orientato a sud, è alto due metri e ha in cima una grande pietra squadrata che prende il nome di architrave. Sopra di essa una piccola apertura chiamata finestrella illuminava l’interno ed al contempo evitava che l’architrave stesso venisse appesantito troppo dai filari superiori.

cosa sono i nuraghi - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience
Cosa sono i nuraghi?

Col passare del tempo, ai nuraghi singoli vennero aggiunte altre torri. Si va da un minimo di una a un massimo di dieci, dando così vita ai cosiddetti nuraghi complessi. Queste torri, dette perimetrali, avevano all’interno due camere sovrapposte, mentre all’esterno erano in collegamento tra di esse grazie a un muro chiamato bastione. In alcuni casi le torri comunicavano per mezzo di lunghi corridoi interni. Spesso si costruiva anche un muro di cinta, detto antemurale, che circondava tutta la struttura e possedeva delle torri composte da una sola camera. Tra la torre principale, chiamata màstio, e quelle perimetrali si trova in molti casi un cortile con un pozzo per l’acqua. Tutte queste caratteristiche ci ricordano senza dubbio quelle dei castelli del Medioevo. La differenza sorprendente è che i nuraghi siano più antichi di quasi tremila anni.

Col passare del tempo, ai nuraghi singoli vennero aggiunte altre torri. Si va da un minimo di una a un massimo di dieci, dando così vita ai cosiddetti nuraghi complessi. Queste torri, dette perimetrali, avevano all’interno due camere sovrapposte, mentre all’esterno erano in collegamento tra di esse grazie a un muro chiamato bastione. In alcuni casi le torri comunicavano per mezzo di lunghi corridoi interni. Spesso si costruiva anche un muro di cinta, detto antemurale, che circondava tutta la struttura e possedeva delle torri composte da una sola camera. Tra la torre principale, chiamata màstio, e quelle perimetrali si trova in molti casi un cortile con un pozzo per l’acqua. Tutte queste caratteristiche ci ricordano senza dubbio quelle dei castelli del Medioevo. La differenza sorprendente è che i nuraghi siano più antichi di quasi tremila anni.

Cosa sono i nuraghi?

Col passare del tempo, ai nuraghi singoli vennero aggiunte altre torri. Si va da un minimo di una a un massimo di dieci, dando così vita ai cosiddetti nuraghi complessi. Queste torri, dette perimetrali, avevano all’interno due camere sovrapposte, mentre all’esterno erano in collegamento tra di esse grazie a un muro chiamato bastione. In alcuni casi le torri comunicavano per mezzo di lunghi corridoi interni. Spesso si costruiva anche un muro di cinta, detto antemurale, che circondava tutta la struttura e possedeva delle torri composte da una sola camera. Tra la torre principale, chiamata màstio, e quelle perimetrali si trova in molti casi un cortile con un pozzo per l’acqua. Tutte queste caratteristiche ci ricordano senza dubbio quelle dei castelli del Medioevo. La differenza sorprendente è che i nuraghi siano più antichi di quasi tremila anni.

cosa sono i nuraghi - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

A cosa servivano i Nuraghi?

I nuraghi potevano avere più scopi, che dipendevano dal luogo in cui si trovavano ma anche dalla loro grandezza. I nuraghi monotorre situati sulle cime dei monti avevano senza dubbio una primaria funzione di controllo. Di fatto erano vere e proprie vedette per sorvegliare e difendere il territorio e le sue risorse: pianure fertili, corsi d’acqua, giacimenti di metallo etc. I nuraghi complessi, invece, posizionati in genere sulle vallate o su piccole alture, avevano con molta probabilità una funzione abitativa. Erano quindi le residenze dei governatori e della loro corte, e al contempo, deposito in cui custodire risorse alimentari, soprattutto i cereali. Tutti i nuraghi erano sempre in contatto visivo tra di loro formando così un unico grande sistema di controllo capillare.

Particolare Complesso di Gennacili - Parco Archeologico di Seleni - Nuragic Experience - Lanusei - Ogliastra

A cosa servivano i Nuraghi?

I nuraghi potevano avere più scopi, che dipendevano dal luogo in cui si trovavano ma anche dalla loro grandezza. I nuraghi monotorre situati sulle cime dei monti avevano senza dubbio una primaria funzione di controllo. Di fatto erano vere e proprie vedette per sorvegliare e difendere il territorio e le sue risorse: pianure fertili, corsi d’acqua, giacimenti di metallo etc. I nuraghi complessi, invece, posizionati in genere sulle vallate o su piccole alture, avevano con molta probabilità una funzione abitativa. Erano quindi le residenze dei governatori e della loro corte, e al contempo, deposito in cui custodire risorse alimentari, soprattutto i cereali. Tutti i nuraghi erano sempre in contatto visivo tra di loro formando così un unico grande sistema di controllo capillare.

Particolare - Complesso di Gennacili - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei - Ogliastra

A cosa servivano i Nuraghi?

I nuraghi potevano avere più scopi, che dipendevano dal luogo in cui si trovavano ma anche dalla loro grandezza. I nuraghi monotorre situati sulle cime dei monti avevano senza dubbio una primaria funzione di controllo. Di fatto erano vere e proprie vedette per sorvegliare e difendere il territorio e le sue risorse: pianure fertili, corsi d’acqua, giacimenti di metallo etc. I nuraghi complessi, invece, posizionati in genere sulle vallate o su piccole alture, avevano con molta probabilità una funzione abitativa. Erano quindi le residenze dei governatori e della loro corte, e al contempo, deposito in cui custodire risorse alimentari, soprattutto i cereali. Tutti i nuraghi erano sempre in contatto visivo tra di loro formando così un unico grande sistema di controllo capillare.

particolare complesso gennacili - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience
Particolare delle scale complesso di Gennacili - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei Ogliastra

Chi ha costruito i nuraghi?

Chi ha costruito i nuraghi aveva delle competenze ingegneristiche non affatto scontate. La costruzione di un nuraghe era infatti molto impegnativa e poteva durare anche degli anni. Per questo motivo si formavano delle squadre di lavoro perfettamente organizzate, ciascuna con i propri compiti e con personale altamente specializzato. A capo di ognuna c’era un architetto che ideava il progetto e che coordinava tutti i lavori.Una parte si occupava di estrarre le pietre dalle cave e trasportarle fino al luogo di costruzione. Qui erano presenti degli scalpellini che rifinivano blocchi di pietra con delle mazze di pietra o più raramente di bronzo. Infine, i muratori li posizionavano con molta cura, uno sopra l’altro, sempre sotto l’occhio attento del caposquadra-architetto. Si pensa che per trasportare quei massi così pesanti venissero impiegati grossi tronchi di legno impiegati come rulli o carri trainati da animali forti e robusti come bovini. Una volta giunti sul luogo si realizzavano i primi filari di base. Dopo aver costruito i muri per qualche metro di altezza, si montavano all’esterno dei ponteggi di legno. l’obiettivo era quello di poter spostare le pietre ancora più in alto per continuare a posizionarle l’una sopra l’altra.

Chi ha costruito i nuraghi?

Chi ha costruito i nuraghi aveva delle competenze ingegneristiche non affatto scontate. La costruzione di un nuraghe era infatti molto impegnativa e poteva durare anche degli anni. Per questo motivo si formavano delle squadre di lavoro perfettamente organizzate, ciascuna con i propri compiti e con personale altamente specializzato. A capo di ognuna c’era un architetto che ideava il progetto e che coordinava tutti i lavori.Una parte si occupava di estrarre le pietre dalle cave e trasportarle fino al luogo di costruzione. Qui erano presenti degli scalpellini che rifinivano blocchi di pietra con delle mazze di pietra o più raramente di bronzo. Infine, i muratori li posizionavano con molta cura, uno sopra l’altro, sempre sotto l’occhio attento del caposquadra-architetto. Si pensa che per trasportare quei massi così pesanti venissero impiegati grossi tronchi di legno impiegati come rulli o carri trainati da animali forti e robusti come bovini. Una volta giunti sul luogo si realizzavano i primi filari di base. Dopo aver costruito i muri per qualche metro di altezza, si montavano all’esterno dei ponteggi di legno. l’obiettivo era quello di poter spostare le pietre ancora più in alto per continuare a posizionarle l’una sopra l’altra.

Particolare scale - Complesso di Gennacili - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei Ogliastra

Chi ha costruito i nuraghi?

Chi ha costruito i nuraghi aveva delle competenze ingegneristiche non affatto scontate. La costruzione di un nuraghe era infatti molto impegnativa e poteva durare anche degli anni. Per questo motivo si formavano delle squadre di lavoro perfettamente organizzate, ciascuna con i propri compiti e con personale altamente specializzato. A capo di ognuna c’era un architetto che ideava il progetto e che coordinava tutti i lavori.Una parte si occupava di estrarre le pietre dalle cave e trasportarle fino al luogo di costruzione. Qui erano presenti degli scalpellini che rifinivano blocchi di pietra con delle mazze di pietra o più raramente di bronzo. Infine, i muratori li posizionavano con molta cura, uno sopra l’altro, sempre sotto l’occhio attento del caposquadra-architetto. Si pensa che per trasportare quei massi così pesanti venissero impiegati grossi tronchi di legno impiegati come rulli o carri trainati da animali forti e robusti come bovini. Una volta giunti sul luogo si realizzavano i primi filari di base. Dopo aver costruito i muri per qualche metro di altezza, si montavano all’esterno dei ponteggi di legno. l’obiettivo era quello di poter spostare le pietre ancora più in alto per continuare a posizionarle l’una sopra l’altra.

particolare complesso gennacili - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Le Tombe dei Giganti di Seleni e il Culto dei Morti

tomba dei giganti seleni 2 - parco archeologico di seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Quello della Sardegna antica è un passato inscritto nella pietra. Elemento costruttivo primario diventa denominatore comune di un patrimonio archeologico unico al mondo che troverà nel nuraghe il suo elemento identitario per eccellenza. Basti pensare come un’intera civiltà, quella nuragica, acquisisca da una tecnica costruttiva, l’origine del proprio nome. Pensiamo poi all’enorme quantità di architetture funerarie. La loro solenne imponenza sembra affermare la volontà di consegnare all’eternità un simbolismo immutabile, architrave di una concezione del mondo ben definita. Dalle sepolture preistoriche note come dolmen alle cosiddette domus de janas, le famose “case delle fate”. Queste architetture funebri più primitive lasciano man mano il posto alle più complesse tombe dei giganti.

Il trapasso rappresentava una dimensione che andava celebrata perché connessa in maniera profonda con la vita stessa. Questi luoghi sacri rappresentavano quindi una soglia, un punto di contatto attraverso il quale gli spiriti degli avi erano in grado di concedere guarigione e liberazione dai mali. È abbastanza verosimile infatti ritenere che proprio in questo confine ideale che possiamo identificare con l’esedra, spazio antistante la camera funeraria, avvenisse il cosiddetto rito dell’incubazione. Pratica diffusa in tutto il Mediterraneo e nel nord Africa, consisteva nell’addormentarsi in un’area sacra per ricevere rivelazioni o guarigione. Si ritiene potesse essere una pratica diffusa anche durante l’ età nuragica. È addirittura Aristotele che, nel IV libro sua Fisica, riporta la leggenda secondo la quale, nella Sardegna antica, fosse consuetudine dormire “presso gli eroi”. I suoi commentatori, in seguito, da Simplicio a Temistio, precisano come “dormire presso gli eroi” significasse farlo presso le loro “dimore“, ossia le dimore degli avi. Possiamo identificare, con molta probabilità, questi luoghi sacri con le tombe dei giganti.

Le Tombe dei Giganti di Seleni
e il Culto dei Morti

Tomba dei Giganti Seleni 2 - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei Ogliastra - Nuragic Experience

Quello della Sardegna antica è un passato inscritto nella pietra. Elemento costruttivo primario diventa denominatore comune di un patrimonio archeologico unico al mondo che troverà nel nuraghe il suo elemento identitario per eccellenza. Basti pensare come un’intera civiltà, quella nuragica, acquisisca da una tecnica costruttiva, l’origine del proprio nome. Pensiamo poi all’enorme quantità di architetture funerarie. La loro solenne imponenza sembra affermare la volontà di consegnare all’eternità un simbolismo immutabile, architrave di una concezione del mondo ben definita. Dalle sepolture preistoriche note come dolmen alle cosiddette domus de janas, le famose “case delle fate”. Queste architetture funebri più primitive lasciano man mano il posto alle più complesse tombe dei giganti.

Il trapasso rappresentava una dimensione che andava celebrata perché connessa in maniera profonda con la vita stessa. Questi luoghi sacri rappresentavano quindi una soglia, un punto di contatto attraverso il quale gli spiriti degli avi erano in grado di concedere guarigione e liberazione dai mali. È abbastanza verosimile infatti ritenere che proprio in questo confine ideale che possiamo identificare con l’esedra, spazio antistante la camera funeraria, avvenisse il cosiddetto rito dell’incubazione. Pratica diffusa in tutto il Mediterraneo e nel nord Africa, consisteva nell’addormentarsi in un’area sacra per ricevere rivelazioni o guarigione. Si ritiene potesse essere una pratica diffusa anche durante l’ età nuragica. È addirittura Aristotele che, nel IV libro sua Fisica, riporta la leggenda secondo la quale, nella Sardegna antica, fosse consuetudine dormire “presso gli eroi”. I suoi commentatori, in seguito, da Simplicio a Temistio, precisano come “dormire presso gli eroi” significasse farlo presso le loro “dimore“, ossia le dimore degli avi. Possiamo identificare, con molta probabilità, questi luoghi sacri con le tombe dei giganti.

Le Tombe dei Giganti di Seleni e il Culto dei Morti

tomba dei giganti seleni 2 - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Quello della Sardegna antica è un passato inscritto nella pietra. Elemento costruttivo primario diventa denominatore comune di un patrimonio archeologico unico al mondo che troverà nel nuraghe il suo elemento identitario per eccellenza. Basti pensare come un’intera civiltà, quella nuragica, acquisisca da una tecnica costruttiva, l’origine del proprio nome. Pensiamo poi all’enorme quantità di architetture funerarie. La loro solenne imponenza sembra affermare la volontà di consegnare all’eternità un simbolismo immutabile, architrave di una concezione del mondo ben definita. Dalle sepolture preistoriche note come dolmen alle cosiddette domus de janas, le famose “case delle fate”. Queste architetture funebri più primitive lasciano man mano il posto alle più complesse tombe dei giganti.

Il trapasso rappresentava una dimensione che andava celebrata perché connessa in maniera profonda con la vita stessa. Questi luoghi sacri rappresentavano quindi una soglia, un punto di contatto attraverso il quale gli spiriti degli avi erano in grado di concedere guarigione e liberazione dai mali. È abbastanza verosimile infatti ritenere che proprio in questo confine ideale che possiamo identificare con l’esedra, spazio antistante la camera funeraria, avvenisse il cosiddetto rito dell’incubazione. Pratica diffusa in tutto il Mediterraneo e nel nord Africa, consisteva nell’addormentarsi in un’area sacra per ricevere rivelazioni o guarigione. Si ritiene potesse essere una pratica diffusa anche durante l’ età nuragica. È addirittura Aristotele che, nel IV libro sua Fisica, riporta la leggenda secondo la quale, nella Sardegna antica, fosse consuetudine dormire “presso gli eroi”. I suoi commentatori, in seguito, da Simplicio a Temistio, precisano come “dormire presso gli eroi” significasse farlo presso le loro “dimore“, ossia le dimore degli avi. Possiamo identificare, con molta probabilità, questi luoghi sacri con le tombe dei giganti.

Seleni I e Seleni II

La presenza delle due tombe era nota già nella letteratura dell’Ottocento. Dobbiamo aspettare un secolo però, negli anni Novanta, per veder partire un intervento di scavo stratigrafico che a partire dai due monumenti si interessasse poi all’intero complesso.

La tomba rinominata Seleni I viene fatta risalire al Bronzo Medio. Il suo metodo di costruzione cosiddetto a blocchi ortostatici scolpiti con estrema cura, prevedeva l’inserimento “a coltello” dei blocchi nel terreno e l’impiego di una stele centinata usata come elemento di chiusura della tomba. L’edificio originariamente coperto da un tumulo nella parte posteriore raggiungeva una lunghezza complessiva di 11 metri per una larghezza di 7,80.

Seleni II al contrario, costruita con il cosiddetto metodo a filari, sviluppa una lunghezza pari a 12,30 metri per una larghezza di 4,95. Il monumento più moderno rispetto al precedente, viene collocato in un periodo ascrivibile al Bronzo Recente e venne con molta probabilità edificato in una fase di espansione dell’intero complesso, per un utilizzo continuativo fino al Bronzo Finale.

Frontale Tomba dei Giganti "Seleni 1" - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei - Ogliastra
Tomba dei Giganti Seleni 1 - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei Ogliastra - Nuragic Experience

Seleni I e Seleni II

La presenza delle due tombe era nota già nella letteratura dell’Ottocento. Dobbiamo aspettare un secolo però, negli anni Novanta, per veder partire un intervento di scavo stratigrafico che a partire dai due monumenti si interessasse poi all’intero complesso.

La tomba rinominata Seleni I viene fatta risalire al Bronzo Medio. Il suo metodo di costruzione cosiddetto a blocchi ortostatici scolpiti con estrema cura, prevedeva l’inserimento “a coltello” dei blocchi nel terreno e l’impiego di una stele centinata usata come elemento di chiusura della tomba. L’edificio originariamente coperto da un tumulo nella parte posteriore raggiungeva una lunghezza complessiva di 11 metri per una larghezza di 7,80.

Seleni II al contrario, costruita con il cosiddetto metodo a filari, sviluppa una lunghezza pari a 12,30 metri per una larghezza di 4,95. Il monumento più moderno rispetto al precedente, viene collocato in un periodo ascrivibile al Bronzo Recente e venne con molta probabilità edificato in una fase di espansione dell’intero complesso, per un utilizzo continuativo fino al Bronzo Finale.

tomba dei giganti seleni 1 - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Seleni I e Seleni II

La presenza delle due tombe era nota già nella letteratura dell’Ottocento. Dobbiamo aspettare un secolo però, negli anni Novanta, per veder partire un intervento di scavo stratigrafico che a partire dai due monumenti si interessasse poi all’intero complesso.

La tomba rinominata Seleni I viene fatta risalire al Bronzo Medio. Il suo metodo di costruzione cosiddetto a blocchi ortostatici scolpiti con estrema cura, prevedeva l’inserimento “a coltello” dei blocchi nel terreno e l’impiego di una stele centinata usata come elemento di chiusura della tomba. L’edificio originariamente coperto da un tumulo nella parte posteriore raggiungeva una lunghezza complessiva di 11 metri per una larghezza di 7,80.

Seleni II al contrario, costruita con il cosiddetto metodo a filari, sviluppa una lunghezza pari a 12,30 metri per una larghezza di 4,95. Il monumento più moderno rispetto al precedente, viene collocato in un periodo ascrivibile al Bronzo Recente e venne con molta probabilità edificato in una fase di espansione dell’intero complesso, per un utilizzo continuativo fino al Bronzo Finale.

Frontale Tomba dei Giganti "Seleni 2" - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei - Ogliastra

Cosa sono le tombe dei giganti?

Come possiamo intuire dal nome, si tratta di tombe che però non contenevano giganti (esseri fantastici) ma persone di altezza normale. Possiamo considerarle a tutti gli effetti delle tombe familiari o riconducibili a un determinato clan. Dentro il corridoio venivano deposti i defunti, con la schiena poggiata sul pavimento fatto di lastre di pietra. Venivano quindi accompagnati lungo il trapasso da un corredo funerario composto da vasi di terracotta, armi di bronzo e gioielli. Ogni tomba poteva ospitare centinaia di corpi appartenuti agli abitanti del villaggio più vicino, uomini e donne di tutte le età e di tutti i ceti sociali.

Tomba dei Giganti Seleni 2 - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei Ogliastra - Nuragic Experience

Cosa sono le tombe dei giganti?

Come possiamo intuire dal nome, si tratta di tombe che però non contenevano giganti (esseri fantastici) ma persone di altezza normale. Possiamo considerarle a tutti gli effetti delle tombe familiari o riconducibili a un determinato clan. Dentro il corridoio venivano deposti i defunti, con la schiena poggiata sul pavimento fatto di lastre di pietra. Venivano quindi accompagnati lungo il trapasso da un corredo funerario composto da vasi di terracotta, armi di bronzo e gioielli. Ogni tomba poteva ospitare centinaia di corpi appartenuti agli abitanti del villaggio più vicino, uomini e donne di tutte le età e di tutti i ceti sociali.

tomba dei giganti seleni 2 - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Cosa sono le tombe dei giganti?

Come possiamo intuire dal nome, si tratta di tombe che però non contenevano giganti (esseri fantastici) ma persone di altezza normale. Possiamo considerarle a tutti gli effetti delle tombe familiari o riconducibili a un determinato clan. Dentro il corridoio venivano deposti i defunti, con la schiena poggiata sul pavimento fatto di lastre di pietra. Venivano quindi accompagnati lungo il trapasso da un corredo funerario composto da vasi di terracotta, armi di bronzo e gioielli. Ogni tomba poteva ospitare centinaia di corpi appartenuti agli abitanti del villaggio più vicino, uomini e donne di tutte le età e di tutti i ceti sociali.

Come sono fatte le tombe dei giganti?

Le tombe dei giganti sono composte principalmente da due parti, una anteriore e una posteriore. La prima ha una facciata con un’enorme scultura al centro chiamata stele centinata, alta talvolta fino a quattro metri, alla cui base si trova una piccola porta. Ai suoi lati ci sono grandi sassi dalla forma piatta, messi in verticale, che formano un semicerchio chiamato esedra, alla cui base venivano posizionati dei banconi-sedile. Attorno all’esedra venivano svolti i rituali e pronunciate le preghiere. La seconda parte invece è rappresentata dal corridoio, a volte lungo più di venti metri, le cui pareti sono state erette con grandi pietre infisse nel terreno.Per fare la copertura, invece, sono state appoggiati dei massi della stessa forma e grandezza sopra le pareti il cosiddetto tetto a piattabanda.

tomba dei giganti seleni 1 - parco archeologico di seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience
Tomba dei Giganti Seleni 1- Parco Archeologico di Seleni - Lanusei Ogliastra - Nuragic Experience

Come sono fatte le tombe dei giganti?

Le tombe dei giganti sono composte principalmente da due parti, una anteriore e una posteriore. La prima ha una facciata con un’enorme scultura al centro chiamata stele centinata, alta talvolta fino a quattro metri, alla cui base si trova una piccola porta. Ai suoi lati ci sono grandi sassi dalla forma piatta, messi in verticale, che formano un semicerchio chiamato esedra, alla cui base venivano posizionati dei banconi-sedile. Attorno all’esedra venivano svolti i rituali e pronunciate le preghiere. La seconda parte invece è rappresentata dal corridoio, a volte lungo più di venti metri, le cui pareti sono state erette con grandi pietre infisse nel terreno.Per fare la copertura, invece, sono state appoggiati dei massi della stessa forma e grandezza sopra le pareti il cosiddetto tetto a piattabanda.

tomba dei giganti seleni 1 - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Come sono fatte le tombe dei giganti?

Le tombe dei giganti sono composte principalmente da due parti, una anteriore e una posteriore. La prima ha una facciata con un’enorme scultura al centro chiamata stele centinata, alta talvolta fino a quattro metri, alla cui base si trova una piccola porta. Ai suoi lati ci sono grandi sassi dalla forma piatta, messi in verticale, che formano un semicerchio chiamato esedra, alla cui base venivano posizionati dei banconi-sedile. Attorno all’esedra venivano svolti i rituali e pronunciate le preghiere. La seconda parte invece è rappresentata dal corridoio, a volte lungo più di venti metri, le cui pareti sono state erette con grandi pietre infisse nel terreno.Per fare la copertura, invece, sono state appoggiati dei massi della stessa forma e grandezza sopra le pareti il cosiddetto tetto a piattabanda.

Archeoastronomia

Via Lattea Complesso Gennacili Parco Archeologico di Seleni - Archeoastraonomia - Header

Di Giulio Magli

Nell’antichità l’orientazione astronomica di edifici e soprattutto di tombe fu un fenomeno estremamente diffuso, legato a principi religiosi e simbolici che coinvolgevano un rapporto profondo e importante dell’uomo con il cielo. La scienza che studia questi aspetti dell’ architettura antica prende il nome di Archeoastronomia.

Archeoastronomia

Via Lattea Gennacili - Archeostranomia - Parco Archeologico del Seleni - Lanusei - Ogliastra

Di Giulio Magli

Nell’antichità l’orientazione astronomica di edifici e soprattutto di tombe fu un fenomeno estremamente diffuso, legato a principi religiosi e simbolici che coinvolgevano un rapporto profondo e importante dell’uomo con il cielo. La scienza che studia questi aspetti dell’ architettura antica prende il nome di Archeoastronomia.

Archeoastronomia

giulio magli - archeostranomia - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Di Giulio Magli

Nell’antichità l’orientazione astronomica di edifici e soprattutto di tombe fu un fenomeno estremamente diffuso, legato a principi religiosi e simbolici che coinvolgevano un rapporto profondo e importante dell’uomo con il cielo. La scienza che studia questi aspetti dell’ architettura antica prende il nome di Archeoastronomia.

Giulio Magli - Archeoastronomia - Sardegna -

In Archeoastronomia è fondamentale misurare l’azimut ossia l’angolo rispetto al nord che forma la direzione dell’asse dei monumenti. Quindi si procede per l’altezza dell’orizzonte corrispondente. infine è necessario poi confrontare questi dati con il cielo nei secoli in cui verosimilmente avvenne la costruzione del monumento in esame. Nel caso delle Tombe di giganti, nel 1996 e’ stato misurato un vastissimo campione (virtualmente tutte quelle esistenti). Ciò che è emerso è che il loro orientamento ha senza dubbio una origine astronomica. Ben 200 su 230 misurate (cioè l’87%) guardano verso un punto dell’orizzonte orientale dove il sole sorge o sale nel cielo.

Giulio Magli - Archeostranomia - Tombe dei Giganti Lanusei - Parco Archeologico del Seleni

In Archeoastronomia è fondamentale misurare l’azimut ossia l’angolo rispetto al nord che forma la direzione dell’asse dei monumenti. Quindi si procede per l’altezza dell’orizzonte corrispondente. infine è necessario poi confrontare questi dati con il cielo nei secoli in cui verosimilmente avvenne la costruzione del monumento in esame. Nel caso delle Tombe di giganti, nel 1996 e’ stato misurato un vastissimo campione (virtualmente tutte quelle esistenti). Ciò che è emerso è che il loro orientamento ha senza dubbio una origine astronomica. Ben 200 su 230 misurate (cioè l’87%) guardano verso un punto dell’orizzonte orientale dove il sole sorge o sale nel cielo.

giulio magli archeostranomia - parco archeologico seleni - lanusei - ogliatrsa- nuragic experience

In Archeoastronomia è fondamentale misurare l’azimut ossia l’angolo rispetto al nord che forma la direzione dell’asse dei monumenti. Quindi si procede per l’altezza dell’orizzonte corrispondente. infine è necessario poi confrontare questi dati con il cielo nei secoli in cui verosimilmente avvenne la costruzione del monumento in esame. Nel caso delle Tombe di giganti, nel 1996 e’ stato misurato un vastissimo campione (virtualmente tutte quelle esistenti). Ciò che è emerso è che il loro orientamento ha senza dubbio una origine astronomica. Ben 200 su 230 misurate (cioè l’87%) guardano verso un punto dell’orizzonte orientale dove il sole sorge o sale nel cielo.

Questo stesso arco è attraversato anche dalla luna, e in particolare contiene due direzioni importanti: quella del sorgere del sole al solstizio d’inverno e quella, piu’ a sud, del sorgere della luna quando raggiunge il suo “lunistizio maggiore sud“. A differenza del sole che raggiunge il solstizio una volta all’anno, il lunistizio e’ raggiunto solo una volta ogni 18,6 anni. Il caso delle due splendide tombe dei giganti del Bosco Seleni e’ da questo punto di vista quasi paradigmatico. Se infatti assumiamo che l’orizzonte in antico fosse libero dal bosco, la tomba Seleni I ha una orientazione non lontana dal sole che sorge al solstizio d’inverno, mentre la tomba Seleni II ha una orientazione (piu’ precisa della precedente) che punta alla luna al lunistizio maggiore sud.

Magli, G. La scienza delle stelle e delle pietre, Mondadori, 2023Zedda, M., Hoskin, M., Gralewski, R., & Manca, G. (1996).

Orientations of 230 Sardinian tombe di giganti. Journal for the History of Astronomy, 27(21), S33-S54.

Giulio Magli - Archeoastronomia - Sardegna -
Giulio Magli - Archeostranomia - Tombe dei Giganti Lanusei - Parco Archeologico del Seleni

Questo stesso arco è attraversato anche dalla luna, e in particolare contiene due direzioni importanti: quella del sorgere del sole al solstizio d’inverno e quella, piu’ a sud, del sorgere della luna quando raggiunge il suo “lunistizio maggiore sud“. A differenza del sole che raggiunge il solstizio una volta all’anno, il lunistizio e’ raggiunto solo una volta ogni 18,6 anni. Il caso delle due splendide tombe dei giganti del Bosco Seleni e’ da questo punto di vista quasi paradigmatico. Se infatti assumiamo che l’orizzonte in antico fosse libero dal bosco, la tomba Seleni I ha una orientazione non lontana dal sole che sorge al solstizio d’inverno, mentre la tomba Seleni II ha una orientazione (piu’ precisa della precedente) che punta alla luna al lunistizio maggiore sud.

Magli, G. La scienza delle stelle e delle pietre, Mondadori, 2023Zedda, M., Hoskin, M., Gralewski, R., & Manca, G. (1996).

Orientations of 230 Sardinian tombe di giganti. Journal for the History of Astronomy, 27(21), S33-S54.

giulio magli archeostranomia - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra - nuragic experience

Questo stesso arco è attraversato anche dalla luna, e in particolare contiene due direzioni importanti: quella del sorgere del sole al solstizio d’inverno e quella, piu’ a sud, del sorgere della luna quando raggiunge il suo “lunistizio maggiore sud“. A differenza del sole che raggiunge il solstizio una volta all’anno, il lunistizio e’ raggiunto solo una volta ogni 18,6 anni. Il caso delle due splendide tombe dei giganti del Bosco Seleni e’ da questo punto di vista quasi paradigmatico. Se infatti assumiamo che l’orizzonte in antico fosse libero dal bosco, la tomba Seleni I ha una orientazione non lontana dal sole che sorge al solstizio d’inverno, mentre la tomba Seleni II ha una orientazione (piu’ precisa della precedente) che punta alla luna al lunistizio maggiore sud.

Magli, G. La scienza delle stelle e delle pietre, Mondadori, 2023Zedda, M., Hoskin, M., Gralewski, R., & Manca, G. (1996).

Orientations of 230 Sardinian tombe di giganti. Journal for the History of Astronomy, 27(21), S33-S54.

ll valore storico dei bronzetti nuragici. La Libagione.

bronzetto di lanusei - la libagione - lilliu - museo di cagliari - nuragic experience - parco archeologico di seleni

Nel 1966 l’illustre Angelino Usai, ufficiale, politico e scrittore lanuseino, dedica una sua preziosa opera al complesso archeologico di Seleni. In questo testo egli riporta che: “La notizia che nel territorio di Lanusei si trovavano i resti di un nuraghe e di un pozzo sacro, «donde si era tratta clandestinamente una quantità di oggetti di bronzo, tra cui parecchie monete e due idoli», la diffuse per primo il Generale Ferrero Alberto della Marmora intorno al 1837.” Questi monumenti venivano localizzati nella località denominata Funtana Padenti de Baccai e identificata oggi con l’area del Seleni. Uno dei due idoli di cui parla il La Marmora è il bronzetto che Giovanni Lilliu nel suo celebre Sculture della Sardegna nuragica descrive come una Libagione. Questa statuina è conservata al Museo archeologico Nazionale di Cagliari ha un’altezza di 12,5 cm. Il ritrovamento è avvenuto in quello che allora sembrava essere il rudere di un Nuraghe vicino a un pozzo sacro. Contestualmente furono rinvenute un’altra statuetta e oggetti in bronzo.

ll valore storico dei bronzetti nuragici.
La Libagione.

Bronzetto di Lanusei - La Libagione - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei - Ogliastra

Nel 1966 l’illustre Angelino Usai, ufficiale, politico e scrittore lanuseino, dedica una sua preziosa opera al complesso archeologico di Seleni. In questo testo egli riporta che: “La notizia che nel territorio di Lanusei si trovavano i resti di un nuraghe e di un pozzo sacro, «donde si era tratta clandestinamente una quantità di oggetti di bronzo, tra cui parecchie monete e due idoli», la diffuse per primo il Generale Ferrero Alberto della Marmora intorno al 1837.” Questi monumenti venivano localizzati nella località denominata Funtana Padenti de Baccai e identificata oggi con l’area del Seleni. Uno dei due idoli di cui parla il La Marmora è il bronzetto che Giovanni Lilliu nel suo celebre Sculture della Sardegna nuragica descrive come una Libagione. Questa statuina è conservata al Museo archeologico Nazionale di Cagliari ha un’altezza di 12,5 cm. Il ritrovamento è avvenuto in quello che allora sembrava essere il rudere di un Nuraghe vicino a un pozzo sacro. Contestualmente furono rinvenute un’altra statuetta e oggetti in bronzo.

ll valore storico dei bronzetti nuragici.
La Libagione.

la libagione - bronzetto di lanusei - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra- nuragic experience

Nel 1966 l’illustre Angelino Usai, ufficiale, politico e scrittore lanuseino, dedica una sua preziosa opera al complesso archeologico di Seleni. In questo testo egli riporta che: “La notizia che nel territorio di Lanusei si trovavano i resti di un nuraghe e di un pozzo sacro, «donde si era tratta clandestinamente una quantità di oggetti di bronzo, tra cui parecchie monete e due idoli», la diffuse per primo il Generale Ferrero Alberto della Marmora intorno al 1837.” Questi monumenti venivano localizzati nella località denominata Funtana Padenti de Baccai e identificata oggi con l’area del Seleni. Uno dei due idoli di cui parla il La Marmora è il bronzetto che Giovanni Lilliu nel suo celebre Sculture della Sardegna nuragica descrive come una Libagione. Questa statuina è conservata al Museo archeologico Nazionale di Cagliari ha un’altezza di 12,5 cm. Il ritrovamento è avvenuto in quello che allora sembrava essere il rudere di un Nuraghe vicino a un pozzo sacro. Contestualmente furono rinvenute un’altra statuetta e oggetti in bronzo.

bronzetto di lanusei - la libagione - lilliu - museo di cagliari - nuragic experience - parco archeologico di seleni

La statuina è molto particolare e quasi unica nel suo genere. Ha una lunga veste che arriva quasi sino ai piedi ed è simile ad altre figure sicuramente femminili rinvenute in Sardegna. Nonostante sia difficile attribuire un’interpretazione certa, si identifica oggi come la rappresentazione di una sacerdotessa. Il modello pare essere quello di una devota a piedi nudi con la mano destra sollevata all’altezza del mento e aperta nel gesto di salutare o pregare. La mano sinistra regge una ciotola di forma emisferica posta quasi all’altezza della prima. Questa ciotola è posta in posizione obliqua verso l’interno della figura come se volesse far colare il liquido contenuto in segno di offerta. E’ per questo che si pensa a una libagione in onore della divinità adorata. L’offerente indossa un particolare copricapo conico che in origine pare avesse una falda più pronunciata, questo dettaglio di scorge da una probabile rottura evidente soprattutto nella parte posteriore.

Bronzetto di Lanusei - La Libagione - Parco Archeologico di Seleni - Lanusei - Ogliastra

La statuina è molto particolare e quasi unica nel suo genere. Ha una lunga veste che arriva quasi sino ai piedi ed è simile ad altre figure sicuramente femminili rinvenute in Sardegna. Nonostante sia difficile attribuire un’interpretazione certa, si identifica oggi come la rappresentazione di una sacerdotessa. Il modello pare essere quello di una devota a piedi nudi con la mano destra sollevata all’altezza del mento e aperta nel gesto di salutare o pregare. La mano sinistra regge una ciotola di forma emisferica posta quasi all’altezza della prima. Questa ciotola è posta in posizione obliqua verso l’interno della figura come se volesse far colare il liquido contenuto in segno di offerta. E’ per questo che si pensa a una libagione in onore della divinità adorata. L’offerente indossa un particolare copricapo conico che in origine pare avesse una falda più pronunciata, questo dettaglio di scorge da una probabile rottura evidente soprattutto nella parte posteriore.

la libagione - bronzetto di lanusei - parco archeologico seleni - lanusei - ogliastra- nuragic experience

La statuina è molto particolare e quasi unica nel suo genere. Ha una lunga veste che arriva quasi sino ai piedi ed è simile ad altre figure sicuramente femminili rinvenute in Sardegna. Nonostante sia difficile attribuire un’interpretazione certa, si identifica oggi come la rappresentazione di una sacerdotessa. Il modello pare essere quello di una devota a piedi nudi con la mano destra sollevata all’altezza del mento e aperta nel gesto di salutare o pregare. La mano sinistra regge una ciotola di forma emisferica posta quasi all’altezza della prima. Questa ciotola è posta in posizione obliqua verso l’interno della figura come se volesse far colare il liquido contenuto in segno di offerta. E’ per questo che si pensa a una libagione in onore della divinità adorata. L’offerente indossa un particolare copricapo conico che in origine pare avesse una falda più pronunciata, questo dettaglio di scorge da una probabile rottura evidente soprattutto nella parte posteriore.

Senza dubbio originale se non unica è la vistosa e ingombrante gorgiera che racchiude il collo fino al mento, probabilmente realizzata in cuoio o stoffa. Questo particolare indumento sembra quasi rendere rigida e impalata la figura ma sembra oltremodo essere degna per il suo fasto di una alta esponente della classe sacerdotale o di una donna della classe dominante. La tunica indossata invece, appare semplice; l’artista che ha realizzato questa statuina in realtà dedica maggior attenzione e minuzia nella rappresentazione del manto. Quest’ultimo cade dalle spalle alla parte inferiore della veste coprendo le braccia ma lasciando in evidenza gli avambracci. 

Il manto sembra essere prezioso nella decorazione superiore ornata da un passamano a spighetta nel girospalla. Ciò che non ultimo colpisce, è la testa grande e grossa in maniera sproporzionata, quasi tendente alla deformazione dei lineamenti dal contorno spigoloso. Ciò viene evidenziato soprattutto sugli zigomi e nell’accentuare sopracciglia e naso. Nella nuca invece si nota lievemente il disegno dei capelli raccolti a spina di pesce. Gli occhi sono molto accentuati mentre la linea della bocca e le orecchie sono solo dolcemente accennate. Lo stile del volto somiglia ad altri bronzi antropomorfi appartenenti alla Civiltà Nuragica nei quali è palese il gusto espressionistico deformante di alcuni caratteri. 

Senza dubbio originale se non unica è la vistosa e ingombrante gorgiera che racchiude il collo fino al mento, probabilmente realizzata in cuoio o stoffa. Questo particolare indumento sembra quasi rendere rigida e impalata la figura ma sembra oltremodo essere degna per il suo fasto di una alta esponente della classe sacerdotale o di una donna della classe dominante. La tunica indossata invece, appare semplice; l’artista che ha realizzato questa statuina in realtà dedica maggior attenzione e minuzia nella rappresentazione del manto. Quest’ultimo cade dalle spalle alla parte inferiore della veste coprendo le braccia ma lasciando in evidenza gli avambracci. 

Il manto sembra essere prezioso nella decorazione superiore ornata da un passamano a spighetta nel girospalla. Ciò che non ultimo colpisce, è la testa grande e grossa in maniera sproporzionata, quasi tendente alla deformazione dei lineamenti dal contorno spigoloso. Ciò viene evidenziato soprattutto sugli zigomi e nell’accentuare sopracciglia e naso. Nella nuca invece si nota lievemente il disegno dei capelli raccolti a spina di pesce. Gli occhi sono molto accentuati mentre la linea della bocca e le orecchie sono solo dolcemente accennate. Lo stile del volto somiglia ad altri bronzi antropomorfi appartenenti alla Civiltà Nuragica nei quali è palese il gusto espressionistico deformante di alcuni caratteri. 

Senza dubbio originale se non unica è la vistosa e ingombrante gorgiera che racchiude il collo fino al mento, probabilmente realizzata in cuoio o stoffa. Questo particolare indumento sembra quasi rendere rigida e impalata la figura ma sembra oltremodo essere degna per il suo fasto di una alta esponente della classe sacerdotale o di una donna della classe dominante. La tunica indossata invece, appare semplice; l’artista che ha realizzato questa statuina in realtà dedica maggior attenzione e minuzia nella rappresentazione del manto. Quest’ultimo cade dalle spalle alla parte inferiore della veste coprendo le braccia ma lasciando in evidenza gli avambracci. 

Il manto sembra essere prezioso nella decorazione superiore ornata da un passamano a spighetta nel girospalla. Ciò che non ultimo colpisce, è la testa grande e grossa in maniera sproporzionata, quasi tendente alla deformazione dei lineamenti dal contorno spigoloso. Ciò viene evidenziato soprattutto sugli zigomi e nell’accentuare sopracciglia e naso. Nella nuca invece si nota lievemente il disegno dei capelli raccolti a spina di pesce. Gli occhi sono molto accentuati mentre la linea della bocca e le orecchie sono solo dolcemente accennate. Lo stile del volto somiglia ad altri bronzi antropomorfi appartenenti alla Civiltà Nuragica nei quali è palese il gusto espressionistico deformante di alcuni caratteri.