
Durante l’età del bronzo, a partire dal 1700 a.C., la Sardegna vede l’avvento di una delle civiltà più importanti della sua storia: la civiltà nuragica. Questa civiltà prende il nome dalle grandi torri in pietra che edificò in tutto il territorio dell’isola: i nuraghi. Tali costruzioni che di fatto costituivano veri e propri elementi di governo, raggiunsero diversi livelli di complessità. Assunsero nel corso dei secoli varie funzioni, ma gli studiosi convergono sul fatto che il nuraghe fosse principalmente elemento di controllo e difesa del territorio quindi avesse una funzione abitativa e di stoccaggio delle risorse. In Sardegna possiamo contarne oltre 7000: dai nuraghi più semplici detti monotorre, fino ai nuraghi complessi come quelli di Su Nuraxi, Losa o Santu Antine.
L’architettura di questo periodo si identifica inoltre per le cosiddette tombe dei giganti: tombe collettive in cui venivano posti i defunti senza distinzione di sesso o rango. La connessione tra i due ordini di monumenti è profonda e ricorrente e ci parla di un sistema culturale per il quale la religiosità trova nell’aspetto funerario e nel culto dei morti il suo centro sacrale.
Altro elemento identificativo dell’età del bronzo in particolare della sua parte finale, sono le statuine bronzee, dalla funzione principalmente votiva, conosciute ai più come bronzetti. Ad oggi ne sono stati ritrovati circa 1000 per la maggior parte in luoghi di culto come templi, pozzi sacri o sepolture e in seconda istanza in nuraghi e villaggi.
