
Si colloca in quel periodo che va dal 3200 al 2300 a.C. ed è caratterizzata da una delle scoperte cruciali per la storia dell’uomo: la fusione dei metalli. Gli uomini capirono che metalli come il rame o l’argento se riscaldati a dovere potessero fondere fino allo stato liquido. Una volta fuso il metallo questo poteva essere versato in stampi in pietra così da potergli imprimere la forma desiderata.
La nascita della metallurgia innesca perciò un moto di profondo cambiamento nelle società della Sardegna, segnando il passaggio da un’economia prevalentemente agricola a una più complessa e diversificata. L’evoluzione delle capacità tecniche si manifesta quindi nella possibilità di utilizzare utensili più duraturi e armi più efficienti. È in questo periodo infatti che nasce la classe dei guerrieri, ordine importantissimo che va ad affiancarsi per rilevanza a quello dei sacerdoti e delle sacerdotesse.
I ritrovamenti risalenti a questo periodo ci descrivono uno scenario in cui nascono, si susseguono e talvolta si sovrappongono differenti comunità e culture, ognuna contraddistinta da proprie usanze e tradizioni:
Cultura di Filigosa: 3200-2900 a.C.
Cultura di Abealzu: 2900-2700 a.C.
Cultura di Monte Claro: 2700-2300 a.C.
Cultura campaniforme: 2700-2300 a.C.
A questo periodo risalgono le più imponenti costruzioni del periodo prenuragico, parliamo di grandi muraglie difensive come quella di Monte Baranta ad Olmedo.
In questo periodo la Sardegna entra sempre più in contatto con altre culture del Mediterraneo. Parliamo in particolare del periodo della Cultura campaniforme, in cui dalla penisola iberica migrarono verso tutta Europa ed anche verso l’isola delle popolazioni che esportarono in particolare ceramiche a forma di “campana rovesciata”.
