
In Sardegna abbiamo due importanti ritrovamenti che testimoniano la vita dell’uomo nel Mesolitico. Uno è quello avvenuto nei pressi della spiaggia di Su Pistoccu, nel territorio di Arbus, nella Sardegna sud-occidentale. Qui furono rinvenuti due corpi appartenenti ad un uomo e a una donna, ritrovati in posizione fetale, risalenti a circa 11.000 anni fa. I due corpi erano cosparsi di polvere di ocra rossa in una sorta di impianto rituale funebre, probabilmente simboleggiante la rinascita. Al fianco del corpo dell’uomo, che portava con sé una collana di conchiglie, fu rinvenuto il guscio di una grande mollusco marino, denominato Charonia Lampas. Il guscio, tagliato ad un’estremità così da permetterne l’insufflazione, può essere considerato come un antenato arcaico dei moderni strumenti a fiato.
Altro importante ritrovamento fu quello avvenuto nel sito di Su Carroppu a Sirri nel territorio di Carbonia all’interno di una piccola grotta. Qui gli archeologi hanno rinvenuto resti di ossa umane che l’esame al radiocarbonio ha datato al 9000 a.C., altri resti animali animali in particolare del Prolagus, numerosi oggetti in pietra e in osso e due gusci di Charonia Lampas anch’essi tagliati ad un’estremità.
Il Mesolitico dura circa 4.000 anni e rappresenta un momento di passaggio tra il Paleolitico e il Neolitico. Durante questo periodo gli uomini, che continuavano ad essere principalmente cacciatori-raccoglitori, iniziarono a sperimentare nuove tecniche di sussistenza. Gli strumenti e gli utensili diventano infatti via via più avanzati rispetto a quelli del Paleolitico, si perfezionano le tecniche di lavorazione di microliti piccole punte di pietra che venivano montati su manici di legno o osso per formare strumenti articolati. Gli insediamenti rimangono comunque temporanei, ma si iniziano a costruire strutture permanenti come capanne, in luoghi strategici vicino a fonti d’acqua. I gruppi sociali divengono così man mano più articolati sviluppando una maggiore complessità rispetto a quelli del Paleolitico.
