Le prime tracce dell’uomo in Sardegna vengono fatte risalire al Paleolitico inferiore (450.000 – 120.000 a.C). Gli ominidi che giunsero nell’isola, all’epoca unita alla Corsica per via della regressione del livello del Mar Tirreno, arrivarono con molta probabilità dalle coste di quella che oggi noi chiamiamo Toscana. Questi ominidi, che appartenevano alla specie chiamata Homo Erectus, erano nomadi ed erano soliti cercare riparo in grotte naturali. La loro presenza si è concentrata in particolare nel nord della Sardegna, in quell’area chiamata oggi Anglona. Area che garantiva l’approvvigionamento della selce, pietra facilmente plasmabile, fondamentale nella realizzazione degli utensili necessari a una sussistenza basata sulla raccolta di piante e frutti spontanei, sulla pesca e sulla caccia di alcune specie animali oramai estinte. Parliamo del Prolagus, un mammifero lagomorfo (stessa famiglia dei conigli) di piccole dimensioni. Oggi si è estinto in Sardegna ma un suo parente, il pika, vive ancora in Asia e in nord-America. C’era poi Cynotherium, un antenato del cane domestico e il Praemegaceros, un cervo dotato di un grande palco di corna.

Per tutto il periodo che chiamiamo Paleolitico medio (100.000 – 40.000 a.c.) non abbiamo, invece, nessuna testimonianza della presenza umana sull’isola. Dobbiamo aspettare il Paleolitico superiore per riavere tracce di un altra specie di ominide: l’Homo Sapiens. Parliamo dei preziosi ritrovamenti avvenuti nella grotta Corbeddu a Oliena che ci ha restituito frammenti ossei umani e animali, nonchè frammenti di utensili in pietra risalenti a circa 20.000 anni fa. Come l’Homo Erectus anche il Sapiens potrebbe essere arrivato sull’isola dal mare, attraverso proto-canoe ricavate da tronchi d’albero incavate. Alla stessa maniera, conduceva una vita basata sulla caccia, la pesca, la raccolta di piante o frutti spontanei e trovava riparo nelle grotte naturali.